Anno LII - N°27
Domenica 19 settembre 2004

Sommario

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Inaugurazione della nuova Porta di bronzo della Cattedrale di Jesi - Domenica 19 settembre

 
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Annibali e il suo capolavoro - Parla l'autore della nuova Porta di bronzo della Cattedrale

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Il programma dei festeggiamenti per i Settecento anni della Fiera di San Settimio

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La Tresere Pastorale - Alimentare il cammino della Chiesa Universale

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Una città in festa per le campionissime

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Noi e le due Simone - Lo strappo a sinistra per il patto con il diavolo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Voce della Vallesina

Settimanale di informazione


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Inaugurazione della nuova Porta di bronzo della Cattedrale di Jesi

Domenica 19 settembre

 

Con grande gioia saluto e benedico la nuova porta di bronzo della Cattedrale della nostra Chiesa Jesina.

Celebrando il Grande Giubileo dell’anno duemila, il popolo di Dio ha partecipato numeroso e devoto sia all’apertura del   Natale 2000 che alla chiusura nell’Epifania 2001. da questo simbolico gesto nasceva il proposito di realizzare una nuova porta di bronzo per la nostra Chiesa Madre.

Doveva essere un segno della nostra fede in Cristo “Io sono la porta delle pecore” e della gloriosa storia cristiana di Jesi e della Vallesina proiettata nel nuovo millennio. Per questo il titolo bellissimo della nuova porta: la Porta della Speranza.

Consigli e suggerimenti, ecclesiali e laici, da parte di esperti ci hanno condotto al giovane artista marchigiano Paolo Annibali: con lui, dopo serie ricerche, si è delineato il meraviglioso contenuto della Porta, suddivisa in tante formelle che negli stipiti raccontano la vita di Cristo, ricalcando i misteri del Rosario per invitarci e confermare il nostro Credo, mentre, nella parte centrale sono descritti i diciassette secoli della nostra Chiesa Jesina.

La porta della chiesa ha un valore simbolico straordinario e richiama la nostra responsabilità di cristiani per il passaggio ad una vita nuova nell’appartenenza alla Chiesa per l’evangelizzazione del mondo.

Cordiale è dunque l’invito del Vescovo: “Venite, entrate nella casa del Signore, varcare la Porta della Speranza per pregare e crescere nella comunione di vita e di santità”

 

Padre Oscar Serfilippi – Vescovo

 

Una porta, tanti nomi

 

       - Porta del Giubileo: è  quasi la denominazione “ufficiale”, perché è stata realizzata a ricordo del Grande Giubileo e dell’Anno Santo del Duemila;

       - Porta della Speranza: la prima ispirazione è stata presa dal volume di Giovanni Paolo II “Varcare la soglia della speranza”; il tema della speranza è poi ricorrente nella predicazione del Vescovo;

       - Porta del Rosario: perché nelle formelle laterali sono raffigurati i  venti “nuovi” Misteri del Rosario  (in questo senso sarebbe il primo portale di chiesa al mondo con questo contenuto);

       - Porta delle Feste: perché molti  “misteri” del rosario sono anche feste liturgiche, e qualcuno di essi è stato “ritoccato” per far posto a festività importanti (ad es. l’Epifania), quasi ispirandosi  alle “icone delle feste” dei cristiani d’oriente;

       - Porta di bronzo (della Cattedrale di Jesi): sia per il materiale, sia perché nella parte centrale, oltre i santi patroni, sono raffigurati alcuni personaggi ed episodi della città e diocesi;

       - Porta di Cristo: perché è Lui “ieri, oggi, sempre” l’unico Salvatore del mondo (tema del giubileo). In questo senso questa porta si integra con il grande affresco dell’abside, raffigurante il Crocifisso-Risorto che, a braccia aperte, ci accoglie dicendo “Ecco come vi ho amato”.

-          Porta di Annibali:  che è lo scultore che l’ha realizzata.

 

      Questi vari “titoli” non si escludono, ma si integrano a vicenda. Lasciamo che sia il tempo a decidere quale di essi entrerà nell’uso corrente.

 

                  Don Vittorio Magnanelli

 

 

 Alcuni dati tecnici

 

prima proposta: al sinodo diocesano del 1985

prima “idea”: 1999

primo bozzetto:  2001 (più volte modificato)

scultore: Paolo Annibali (n. 1958, S.Benedetto del Tronto)

dimensioni: 600 X 300 c.

superficie: 18 metri quadrati c., con circa 150 “figure”

peso: tonnellate 2,5

fonderia: Andreoni (contrada Bachero di Staffolo)

tempo impiegato per la fusione: da dicembre 2003 ad agosto 2004

equipe di tecnici guidata dall’ing. Clito Bartolini

autorizzazioni: Sovrintendenze di Urbino e Ancona

 

 

          Programma:

ore 18    solenne benedizione della nuova Porta del Giubileo

                       saluto di mons. Vescovo Oscar Serfilippi

Relazione di don Carlo Chenis – segretario della Pontificia Commissione per i beni culturali della Chiesa

Oratorio della Corale Pergolesiana diretta da mons. Roberto Vigo

 

 

 

 

L’opera di un credente

Annibali e il suo capolavoro

Parla l’autore della nuova Porta di bronzo della Cattedrale

 

  di Lucia Romiti

 

       Originario di San Benedetto del Tronto, lo scultore Paolo Annibali ha impiegato quattro anni di lavoro per realizzare il capolavoro della nuova Porta di Bronzo della Cattedrale di Jesi. Mentre seguiva soddisfatto i lavori per la montatura degli enormi blocchi iconografici, gli abbiamo chiesto della fatica e degli obiettivi che hanno animato quella che definisce “un’impresa”.

 

       - Come si colloca quest’ultimo lavoro nella sua esperienza di artista?

 

       “Realizzo opere d’arte sacra, monumenti, sculture in bronzo e terracotta. Nelle Marche sono autore di quattro porte: due nella mia città e due a Matelica; di altre in Toscana. Ma la porta della Cattedrale di Jesi è, tra quelle che ho fatto, la più significativa per dimensioni e, nelle sue quattro ante, per il doppio movimento che presenta: elementi che hanno inciso sull’importanza del lavoro”.

 

       - Quali sono state le principali fasi della lavorazione?

 

       “Una volta discussa e pensata dal punto di vista teologico, all’opera viene data forma attraverso il disegno, sulla base del quale la porta viene modellata in argilla. Il passaggio alla cera e la fusione in bronzo concludono la lunga elaborazione che comprende il lavoro certosino della patinatura e spazzolatura delle superfici emergenti. Il criterio di realizzazione del percorso è dato dalla bellezza. Abbiamo inoltre scelto di mantenere il vecchio telaio dando l’idea del portone antico che sorregge il nuovo”.

 

       - Può delinearci alcuni elementi di questa porta monumentale che, divisa in tre sezioni dominate dalla presenza di Cristo, reca su di sé centocinquanta figure umane di diverse dimensioni?

 

       “Grumi di formelle piccolissime raccontano la storia locale, dalle origini ai giorni nostri; nella complessità formale data dalla struttura, ogni figura, in grande evidenza e scolpita a tutto tondo, ha la sua dignità e il suo spessore: San Settimio, San Floriano, il cardinal Petrucci, gli angeli sporgenti in cui si manifesta l’apice del cammino verso il padre e che occludono l’alto lasciando spazio all’immaginazione del fedele”

.

       - Le sue fonti di ispirazione?

 

       “L’esperienza del sacro e la traccia di un cammino di fede fatto attraverso l’arte e la sua bellezza”.

 

       - Dunque quella che sarà inaugurata domenica 19 settembre è anche l’opera di un credente?

 

       “Certo. Non sarebbe stato possibile realizzarla se non lo fossi stato, senza quel fuoco interiore che muove al fine, senza partecipazione emotiva”.

       - Quali effetti vorrebbe che la visione della Porta di Bronzo della Cattedrale provocasse in colui che si fermi a guardarla?

 

       “Spero che la Porta diventi strumento liturgico e catechetico e dia la possibilità di avvicinarsi a Dio attraverso la bellezza artistica”.

                                                                                                       

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Il programma dei festeggiamenti

 

Per i settecento anni

 della fiera di San Settimio

 


       “Nell'anniversario dei settecento anni delle fiere di San Settimio – ha detto l’assessore Katia Mammoli - l'amministrazione comunale di Jesi ha ritenuto importante festeggiare questo traguardo con iniziative specifiche che possano permettere di recuperare la nostra memoria, il nostro passato, le nostre origini.
Per questo, oltre ad ampliare, per l'occasione, la durata delle fiere da tre a quattro giorni, l'edizione 2004 sarà caratterizzata da una serie di appuntamenti collaterali: convegni di carattere storico ed economico, mostra fotografica, festeggiamenti in piazza con ricostruzione storica degli eventi di secolo in secolo”.


Domenica 19 settembre

 

       ore 17,30-20,30 rievocazione storica, animazioni itineranti in costumi, dal 1300 al 1900, con n.150 figuranti nelle vie, corti e portici del centro storico.

       ore 18 sul sagrato della chiesa San Nicolò: "Arrivano guitti che vengono di Franza", spettacolo di commedia dell'arte della Compagnia Giovani del Teatro Stabile delle Marche.

       ore 18.45 nel cortile del Palazzo della Signoria: "Alla corte delle belle duchesse", musiche e danze del Rinascimento.

       ore 19,30 nel giardino e nella galleria di Palazzo Pianetti: Accademia dei Riverenti in "Dee, dame e servette", arie e atmosfere del periodo barocco.

       ore 20 nel portico del Palazzo dei Convegni: Concertino Burro e Salvia, in "Mamma mia dammi cento lire", intrattenimento musicale tra '800 e '900.

       ore 21 in piazza della Repubblica:  “Spettacolo della Fiera”, celebrazione teatrale scritta e diretta da Gianni Gualdoni.

       ore 22.30 in piazza della Repubblica: "La Torta della Fiera" in memoria di Carlo Casoni; degustazione gratuita della torta (lunga dieci metri, larga un metro e mezzo, peso tre quintali) e brindisi.

 

 

 

La Tresere Pastorale

 

Alimentare il cammino

della Chiesa universale

 

      Andiamo con fiducia ad edificare la Chiesa Jesina: questo il tema conduttore dell’incontro del vescovo Padre Oscar Serfilippi nella serata conclusiva delle Tresere, venerdì 10 settembre, al Seminario. Dopo una breve panoramica sulla Chiesa di Cristo, sacramento di salvezza per il mondo, il Vescovo ha incoraggiato a “crescere sempre più nella comunione, nella collaborazione e nella corresponsabilità tra sacerdoti, diaconi, persone consacrate, operatori pastorali, famiglie, aggregazioni laicali, fedeli laici per far maturare in ciascuno la pastorale d’insieme tra parrocchie vicine e zone pastorali, alimentare il cammino della chiesa universale e ridire agli uomini di oggi lo splendore del Cristo Crocifisso e risorto nel grembo della vita quotidiana”.

       Il Vescovo ha poi continuato soffermandosi sulla “parrocchia, chiesa presso le case”, come casa abitata da tutti per fare comunione con Dio e tra i fratelli, aperta a tutti i bisogni della gente, pronta a “farsi in quattro per le persone”, disposta a ristrutturarsi per servire meglio gli uomini di oggi ma orientata a proclamare con la vita il Vangelo, a incarnare il carattere missionario e a vivere l’azione dello Spirito Santo che ci ha generati da Cristo nella Chiesa.

       Don Franco Giulio Brambilla, preside della Sezione Parallela della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale del Seminario di Venegono e docente di Cristologia e Antropologia Teologica, negli incontri del 9 e del 10, ha tracciato una panoramica storica della parrocchia, la cui origine risale al quarto secolo, per entrare poi nell’attuale momento di trasformazione in cui è necessario concentrarsi sulla pastorale degli adulti e per gli adulti, una pastorale che si accompagni con loro, con gli impegni della vita professionale, di lavoro, di famiglia e con lo sguardo anche sulle dinamiche civili, sociali, missionarie e caritative.

       La prospettiva dominante della pastorale parrocchiale deve avere un particolare riguardo alla famiglia, considerata per quello che è e non più e non solo per i suoi compiti. E’ necessario, dunque, un rinnovamento profondo del tessuto della pastorale ordinaria attuato con elasticità, per poter affrontare le nuove sfide che si profilano all’orizzonte.

 

 

 

Una città in festa per le campionissime

 

       Città in festa, giovedì 9 settembre, in onore delle campionissime del fioretto, Valentina Vezzali e Giovanna Trillini, rispettivamente oro e argento alle olimpiadi di Atene. Piazza della Repubblica gremitissima, sette minuti di applausi, la lettura del messaggio del presidente della Repubblica, il commosso ricordo del maestro Ezio Triccoli, padre della scherma jesina, la partecipazione del noto giornalista sportivo Candido Cannavò, la proiezione dei filmati delle gare, il saluto (su video) di Roberto Mancini, le toccanti parole di Valeria Moriconi, il “Nessun dorma” cantato da Giorgio Merighi, le poesie di Lucio Longhi e Renato Fazi lette da Corrado Olmi e le poesie lette da Franco Morici, le esibizioni degli Onafifetti e della Macina: il tutto presentato da Francesco Cherubini e Laura Moretti e vissuto con intensa partecipazione dalle due protagoniste, Giovanna e Valentina.

                                                                                             ( servizio fotografico di Anna V.Vincenzoni)

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Noi e le due Simone

 

Lo strappo a sinistra per il patto con il diavolo

La vera coerenza è frutto di intelligenza e di buon senso, non di cecità

 

Simona Pari e Simona Torretta, di fronte alla guerra,  pur non condividendola,  si sono rimboccate le maniche e stavano facendo del gran bene in mezzo ai ragazzi di Bagdad, quando un gruppo terrorista le ha vilmente rapite. Forse saranno liberate – se saranno liberate – a condizioni inaccettabili e nemmeno dipendenti dal governo italiano.

Trattasi, insomma, dell’ennesimo raccapricciante delitto all’interno del mondo iracheno così terribilmente sconvolto da una guerra sbagliata  voluta  dagli Stati Uniti. Anche noi, per convinzione e in linea con i consigli del papa, abbiamo condannato questa tragica guerra preventiva, causa anche di ulteriori sviluppi del terrorismo mondiale.

A questo punto anche un politico come Bertinotti, da sempre invocante il ritiro delle truppe italiane – senza se e senza ma – si siede al tavolo del governo unitamente ai rappresentanti dell’opposizione parlamentare e dichiara che, al momento, è fondamentale  l’intesa di tutte le forze, che è prevalente anche sull’invocazione del ritiro delle nostre truppe, per cercare di superare quanto di orribile si sta facendo verso due straordinarie italiane. Un’intesa politica che ha concorso a muovere anche rappresentanze musulmane a favore delle due Simone. Come non applaudire un Bertinotti che, pur mantenendo ferme le sue convinzioni contro questa guerra, sa discernere il dovere del momento, con totale vera coerenza rispetto ai grandi valori umani e sociali?  Un Bertinotti pronto a fare un patto con il diavolo pur di difendere due donne generose e innocenti?

                                                                     * * *

Eppure proprio i suoi più vicini amici di opposizione politica a Berlusconi, lo condannano senza pietà come il transfuga, come il furbo che prepara il terreno per diventare ministro un domani.

Che spaventosa cecità di un Diliberto e di un Cossutta che  -  udite, udite  -  s’ammantano sotto i rami dell’Ulivo. E che miopia dei tanti cosiddetti no global. Ma che pretendere? Questi  credono di essere i coerenti, perché per essi coerenza vuol dire  rimanere in eterno nelle stesse posizioni, anche se tutt’attorno il mondo si rovescia.  In realtà  fanno solo strumentalismo e  populismo per strappare al loro leader qualche voto e qualche simpatia, magari sulla pelle di due giovani donne.

Questi signori, volenti o nolenti, identificano ancora gli assassini, i briganti, i terroristi che scannano giornalisti e rapiscono donne, con la Resistenza. Sono solo scandalosi  perché, pur riconoscendo noi senza difficoltà che in Iraq esiste anche una resistenza   che non ne vuol sapere  di eserciti stranieri nel proprio territorio,  identificano, di fatto,  l’assassino con l’onesto combattente.

E poi. Ammesso per pura ipotesi che, allo stato attuale, gli eserciti stranieri abbandonino effettivamente il territorio iracheno, avremo forse la pace? O non avremo piuttosto il trionfo di uno spaventoso fondamentalismo dopo una guerra civile raccapricciante e vendicativa nei confronti di chi si è esposto ai valori della democrazia?

                                                                                                  
Vittorio Massaccesi
      vitt.mass@libero.it