Anno LII - N°31
Domenica 17 ottobre 2004

Sommario

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Poggio San Marcello accoglie il nuovo Parroco

 
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Rosora - Torna la festa della Sapa

 

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Gemellaggio liceo scientifico Jesi e ginnasio Bengasi

 

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Bedoni e Vezzali per la Federazione Oncologica

 

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Mostra a San Nicolò - Le pietre raccontano...

 

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Inaugurato a Moie il Centro giovanile Don Bosco

 

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Dai nostri missionari - Direttrice dell'ospedale

 

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Difenderemo il centro storico ad ogni costo - Nata un'apposita associazione

 

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Colorare la Patria - Un convegno sulla storia del tricolore

 

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Immigrazione - Accoglienza sì, arrembaggio no - Il problema è globale e va condiviso con tutte le Nazioni

 

 

 

Voce della Vallesina

Settimanale di informazione


 

 

Poggio San Marcello accoglie il nuovo parroco

 

       Sabato 9 ottobre, la chiesa parrocchiale di San Nicolò da Bari di Poggio San Marcello è stata gremita di gente per accogliere i successori di don Alberto Balducci: don Mariano Piccotti il nuovo amministrare parrocchiale e parroco della parrocchia di Castelplanio e don Michele Cobzaru, prete rumeno che non è potuto essere presente alla cerimonia ma che comunque farà parte della comunità come collaboratore.

      Il Vescovo Mons. Oscar Serfilippi ha presieduto la celebrazione eucaristica e durante la sua omelia ha evidenziato la scelta obbligata di avere un unico sacerdote a capo di più comunità per ovvie carenze di ”personale”. Una scelta oculata giacché le due parrocchie da qualche tempo collaborano insieme, ad esempio seguendo per alcuni gruppi un percorso comune di catechismo o l’unione dei due cori per creare il gruppo di canto “Shalom”.

      Nei discorsi di chiusura, dalle parole di don Mariano è filtrata un po’ di emozione, dovuta al nuovo incarico. «A Castelplanio da qualche anno ho avuto modo di creare un foglio di collegamento che ho chiamato “Castelplanio Comunità”; credo che fare il parroco sia creare comunità in un luogo e visto che i due paesi hanno collaborato in passato, penso che si possa continuare a farlo», e dopo poco ha affermato che «la domenica è per pregare e il prete ha la funzione di aiutare a farlo, di celebrare messa, oltre al creare comunità. Sono contento che il Signore abbia scelto me per fare questo».

      Alla celebrazione è stato presente anche don Alberto Balducci che il 2 ottobre ha lasciato la parrocchia di Poggio San Marcello per andare a San Marcello. «Vi ringrazio per avermi accolto molto bene al mio arrivo qui qualche anno fa – dicono le sue parole – e spero che farete lo stesso con don Mariano. Sono contento che sia proprio lui a seguirmi, perché ci conosciamo da tempo, perché abbiamo condiviso cose belle insieme».

        Tra i benvenuti offerti dalla comunità ci sono stati anche quelli di due ragazzi di Poggio che sottolineano la possibilità e la voglia di collaborazione con il nuovo parroco.

       Anche il sindaco del paese, Tiziano Consoli, ha portato il suo saluto esprimendo la disponibilità a collaborare nelle iniziative rivolte alla famiglia e al recupero della cristianità, in una più forte presenza nel segno comune della pace e della fraternità. Ha poi ringraziato don Alberto per i sei anni trascorsi nella parrocchia ed ha invitato il Vescovo per il 6 dicembre quando l’amministrazione comunale vorrà consegnargli la cittadinanza onoraria di Poggio San Marcello, come segno di profonda stima e gratitudine.

La festa si è conclusa con la consegna dei doni ed un rinfresco.

 

      Fotoservizio di Simone Sebastiano

 

 

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Rosora 

Torna la Festa della Sapa

 

      Torna la Festa della Sapa che da dieci anni, la terza settimana di ottobre,  si svolge sul colle di Rosora, il balcone della Vallesina. Organizzata dalla Pro Loco e dal Comune di Rosora con il patrocinio della Regione Marche per far riscoprire le antiche tradizioni della popolazione rurale, la manifestazione prevede un ricco programma per valorizzare la sapa, ottenuta dalla bollitura del mosto ed usata, un tempo, per condire la polenta ed oggi per confezionare dolciumi.

       Venerdì 15 alle 21 presentazione di una commedia in vernacolo. Sabato 16 mattina convegno sul verdicchio mentre in piazza, dalle ore 21, esibizione del gruppo Fantasy Twirling e del gruppo Detego nello spettacolo “Rosora …nella notte dei tempi”.

       Domenica 17, con inizio alle 16, rievocazione storica del “Matrimonio della figlia del Moro” con il corteo in costume “I giullari del Moro” e gli sbandieratori. Alle 21,30  “Il cantico delle creature” con il gruppo Alfieri e Musici storici del Torneo Cavalleresco di Servigliano.

       Nelle giornate di sabato e domenica, al palazzo Luminari, è possibile assaggiare vino, sapa e dolci.

 

                                                                                                                                               Elvino Gabrielli

 

 

 

 

Gemellaggio liceo scientifico Jesi e ginnasio Bengasi

       Gemellaggio Italia-Libia, tra il liceo scientifico “Leonardo Da Vinci” di Jesi e  il ginnasio “El Fateh” di Bengasi per uno scambio culturale e come testimonianza di pace e di amicizia.. Giovedì 8 ottobre una delegazione della scuola libica è stata ospite del liceo jesino: “Questo gemellaggio – ha spiegato il preside Luigi Renzaglia – è iniziato un anno fa, quando siamo stati ospiti del liceo El Fateh”. “Siamo qui – ha detto il prof. Ahamed El Derrawi El Haib, vicedirettore del liceo libico – per rafforzare i legami tra i nostri due Paesi, legami che risalgono al tempo degli antichi romani”. La delegazione ospite ha incontrato anche autorità locali e provinciali.      

                                                                                                                                 (foto Anna V.Vincenzoni)

 

 

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Bedoni e Vezzali

per la Federazione Oncologica

 

      Il teatro delle Muse di Ancona ha accolto, la sera di sabato 9 ottobre, un concerto in favore della Fom, Federazione Oncologica Marchigiana. Ne sono stati protagonisti la banda musicale della Polizia di Stato, costituita di 105 strumentisti provenienti dai più importanti conservatori d’Italia e diretti del maestro Maurizio Billi, il soprano georgiano Alla Simonishvili e il tenore Marcello Bedoni, appena rientrato a Jesi dalla “Fenice” di Venezia; “rivelazioni”, entrambi, dell’associazione “Amici della Lirica” di Ancona.

       In veste di testimonial, Valentina Vezzali si è detta ben lieta di promuovere una manifestazione di così alta valenza artistica e benefica. Va ricordato che la Fom si interessa di assistenza domiciliare qualificata e gratuita ai malati neoplastici delle Marche.

       Nel concerto sono stati ascoltati brani sinfonici di autori classici e contemporanei, sontuosamente eseguiti, e arie da grandi opere che hanno messo in evidenza le pregevoli qualità vocali e interpretative dei due cantanti, a lungo calorosamente applauditi.

       Erano presenti in teatro, con un folto pubblico, il sindaco di Ancona, Fabio Sturani, il questore Adamo Gulì ed autorità civili e religiose. Ha condotto la manifestazione Elena Cervigni. La serata si è conclusa in un clima di serena cordialità con il conferimento di premi e riconoscimenti ai protagonisti.

                                                                                                                                                              a.f.c.

 

 

 

Mostra a San Nicolò

 Le pietre raccontano…

 

di Maria Crisafulli

 

        La mostra “Le pietre raccontano…” di Chiara e Francesco proveniente dalla Galleria d’Arte Contemporanea della Pro Civitate Christiana di Assisi, sarà presentata al pubblico jesino domenica 24 ottobre, alle ore 17, nella chiesa di San Nicolò.

       Si tratta di un racconto fotografico in 76 tavole di Elio Ciol, fotografo di Casarca (Pordenone). L’artista, che vanta riconoscimenti internazionali, si ispira agli avvenimenti raccontati nelle fonti clariane e con un singolare linguaggio espressivo focalizza i luoghi della vita di Santa Chiara attraverso due elementi fondamentali, ben individuati dal critico Pelosi: l’essenzialità della povertà mediante l’impiego del bianco e nero, e il silenzio della contemplazione tramite i sassi delle mura, i ciottoli delle strade, i mattoni delle case…

       La luce di San Francesco e di Santa Chiara illumina e unisce la città del passato a quella del presente e del futuro rendendo Assisi simbolo perenne di fraternità e di pace per ogni comunità civile.

       La famiglia francescana (religiosi e laici) e il Meic (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale) invitano la cittadinanza di Jesi e della Vallesina a visitare la mostra che rimarrà aperta  dal 24 al 31 ottobre con il seguente orario: 8,30-12,30; 16-19,30. Le visite saranno guidate dalla dott.ssa Anna Nabot, responsabile della Galleria d’Arte della Cittadella di Assisi.

 

 

 

Inaugurato a Moie

il Centro giovanile Don Bosco

 

 

       E’ stato inaugurato sabato 9 ottobre a Moie il nuovo Centro parrocchiale “Don Bosco”, punto di ritrovo per adolescenti e ragazzi realizzato dal Comune di Maiolati Spontini comprende una sala giochi con televisore, una sala lettura  ed una sala in cui riunirsi per pregare.

       Il Centro, già esistente da diciassette anni, ora è stato completamente rimodernato: occupa il piano superiore dello stesso edificio in cui, al piano inferiore, alcuni mesi fa, è stato realizzato il Centro di ritrovo per anziani. Un’ottima occasione quindi in cui giovani ed anziani potranno incontrarsi e dialogare durante il loro tempo libero.

       All’inaugurazione del Centro, che sarà gestito dalla signora Rita Cardinali assieme ad un gruppo di giovani animatori, erano presenti il Vescovo Padre Oscar Serfilippi, che ha benedetto i locali, il sindaco di Maiolati Giancarlo Carbini e il parroco di Moie don Gianni Giuliani.

                                                                                                                                                Fabrizio Filippetti

 

 

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Dai nostri missionari

   Direttrice dell’ospedale

 

      Da Anatuya (Argentina), Sr. Eugenia Giampaoletti:

 

       Carissimo R.do Monsignor Oscar, Marta e tutti del Centro Missionario, sono già passati più di due mesi che ho lasciato l’Italia, dopo un riposo in Jesi. Fu un tempo bellissimo, nel quale ho potuto condividere con diverse parrocchie le mie esperienze di medico missionario. Tutto questo mi ha dato più forza per cominciare di nuovo la mia missione.

       Ora voglio darvi una notizia: sono di nuovo direttrice dell’Ospedale Zonale di Anatuya. Il governo provinciale mi ha chiesto per favore che sia di nuovo direttrice. Ho resistito abbastanza prima di accettare, ho pregato molto per capire se era la volontà di Dio; ho chiesto consiglio al nostro Vescovo e lui mi ha detto di accettare.

       L’ospedale ha ottanta posti letto con duecento persone tra tutti, medici, paramedici, impiegati, operai ecc. Con il vostro aiuto (8.500 euro) ho potuto comperare medicine, alimenti, articoli per la pulizia perché l’ospedale è in uno stato di degrado. Tutte le settimane vado a Santiago per acquistare cose necessarie per il funzionamento dell’ospedale.

      Voglio ringraziare tanto tutti per il vostro continuo aiuto materiale e spirituale. Vi saluto tutti con affetto nel Signore Gesù. Un grande abbraccio e al nostro Padre Vescovo chiedo la santa benedizione.

 

 

 

Gli abitanti si fanno sentire

“Difenderemo il centro storico ad ogni costo”

Nata un’apposita associazione

    

       Dopo anni di reclami formali e richieste disattese, questa volta fanno sul serio. Arrabbiati e combattivi, i cittadini residenti nel nucleo storico di Jesi, riunitisi in un comitato spontaneo insieme con proprietari d’immobili e operatori del centro storico, hanno dato vita, il 6 ottobre scorso, ad un movimento di protesta attraverso il quale far sentire le proprie ragioni. Alla neonata associazione, che conta un esecutivo di cinque membri sono stati concessi, in qualità di sede, i locali della Confraternita nel vicolo delle Terme.

       Destinataria della rabbia di questi jesini, l’amministrazione comunale che, secondo Gianfranco Berti, uno dei promotori, vede la parte antica della città come un “parco divertimenti per chi non ci abita”. Concerti, fiere, mercato, manifestazioni varie, infatti, con la loro sistematica presenza impongono ai residenti condizionamenti e disagi che non sono più disposti a sopportare. “Chiediamo - dice Berti - l’immediata istituzione di un osservatore del Centro storico e la nomina di un assessore tecnico  indicato dai cittadini che ci vivono ed operano”.

       La prof. Francesca Pappagallo, anche lei membra dell’esecutivo, ha sottolineato la difficoltà di interventi di emergenza in un’area che, dalla Porta Bersaglieri all’Arco del Magistrato, da Porta Valle a Porta Garibaldi conta 1370 abitanti di cui il 13 per cento ultra settantaquattrenni e il 9 per cento stranieri e che ospita il mercato due volte a settimana; “mercato che - ha aggiunto - noi riteniamo illegale nella sua attuale disposizione e che chiediamo venga razionalizzato”.

       Contestate dall’esecutivo anche le ipotesi di destinazione di alcuni immobili pubblici come le Vecchie Carceri, il chiostro Sant’Agostino e  Palazzo Santoni, il cui uso ed eventuali interventi edilizi, sostengono, porterebbero ad una svalutazione economica e artistica anche degli immobili vicini.

       Decisi a difendere in tutti i modi il patrimonio storico più antico e caratteristico di Jesi, patrimonio che Piersantelli, altro membro dell’esecutivo, evidenzia “comune a tutti i cittadini”, la costituenda associazione ha indetto, per mercoledì 13 ottobre, presso la sua sede, un’assemblea plenaria estesa ai proprietari di immobili, agli operatori economici e ai residenti del Centro storico. 

                                                                           Lucia Romiti

 

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Castelbellino

“Colorare la Patria”

Un convegno sulla storia del tricolore

 

       Dal mese di aprile, a Castelbellino, è attiva una sezione dell’associazione veterani e reduci garibaldini, intitolata a Garibalda Canzio, nipote dell’eroe dei due mondi che aveva abitato a Castelbellino, dal 1940 al 1969. Compongono il comitato direttivo, che intende consolidare e promuovere la tradizione risorgimentale, il dott. Giovanni Caruso (presidente), il prof. Sandro Franconi (vice presidente) e il maestro Altiero Romiti (segretario).

       Sabato 23 ottobre, al teatro “Gigli” di Castelbellino si terrà un convegno promosso dalla sezione “Garibalda Canzio” di Castelbellino, con il patrocinio dei Comuni di Castelbellino, Monte Roberto e San Paolo di Jesi e la collaborazione dell’Istituto Comprensivo di Monte Roberto.

       La giornata inizierà al teatro, dove gli alunni delle Medie incontreranno il presidente Caruso, i tre sindaci dei Comuni patrocinatori, Papadopulos, Zuccaro e Cesaroni, la dirigente scolastica dott. Rosa Ragni e Annita Garibaldi Jallet che illustreranno la storia della bandiera nazionale.

      Nel pomeriggio, alle 16, convegno dal titolo “Colorare la Patria. Tricolore e formazione della coscienza nazionale 1797–1914”. Interverranno il dr. Riccardo Ceccarelli, il prof. Gilberto Piccinini e la stessa Annita Garibaldi Jallet che, da vari aspetti di loro competenza, tratteranno l’argomento. Alle 18 sarà inaugurata Villa Coppetti la mostra dedicata al Tricolore. La rassegna, inaugurata in giugno a Castelporziano dal presidente della Repubblica e frutto di ricerche del museo civico di Bologna e della Federazione Lazio Garibaldina, vuol offrire una migliore conoscenza della storia e dei significati del simbolo del tricolore.

 

                                                                                                                             Marco Palmolella

 

 

 

Immigrazione

Accoglienza sì, arrembaggio no

Il problema è globale e va condiviso fra tutte le nazioni

 

Ancora una volta è esplosa una pesante polemica dopo gli ultimi avvenimenti che hanno visto assediate le coste di Lampedusa da oltre 1500 disperati in pochi giorni. E il governo, d’intesa con Gheddafi, ne ha respinti in Libia oltre mille organizzando un vero e proprio ponte aereo. E così, sembra, sarà per l’avvenire.

Il ministro dell’interno Pisanu ha dichiarato alla Camera che “si è trattato di decisioni ingrate, e tuttavia assolutamente necessarie per bloccare quello che si presentava come un vero e proprio assalto organizzato alle nostre coste…Se non ci fossimo comportati con determinazione, avremmo attirato altre migliaia di disperati verso Lampedusa”  perché, in questa specie di arrembaggio, c’è dietro una vera e propria mafia che organizza e sfrutta l’immigrazione illegale.

Credo che si possa essere d’accordo con  la ferma presa di posizione  del governo perché, se da una parte l’Italia ha sempre generosamente dimostrato la massima apertura di fronte a chi tenta, in mezzo a mille peripezie e rischi, di sfuggire alla disperazione della vita, dall’altra non si può pretendere un’accoglienza indiscriminata e fuori da ogni controllo e legge, tale da determinare per i residenti, per i centri di accoglienza e per gli stessi rifugiati una vita invivibile per mancanza di lavoro, di casa, di vitto, di assistenza  per chi ha solo gli occhi per piangere.

* * *

Il problema è drammatico per tanti. E può diventarlo anche per l’Italia se non viene rispettata la regola elementare di un’accoglienza misurata sulla base delle effettive possibilità della nazione. Un principio ripreso e sottolineato ancora una volta dalla Chiesa attraverso la persona del  card. Tettamanzi in occasione del suo intervento alla recente settimana sociale dei cattolici a Bologna.  Nessuno nega che un’immigrazione legale e controllata sia altamente utile per gli interessati e per il nostro paese. Lo vuole l’etica e lo reclamano le stesse industrie del nord e l’agricoltura del sud, in forza della penuria di mano d’opera per tanti lavori manuali non più accettati dagli italiani. Ma deve essere un’accoglienza misurata e controllata.

Fa specie che si levi qualche voce di meraviglia da parte dell’Onu e da parte dell’Unione Europea quando è noto ormai anche ai sassi che la fuga di folle disperate dai loro luoghi di origine è un problema globale, è e sarà sempre più un problema mondiale che si risolve solo con l’intesa fra tutte le nazioni. Lasciare il peso solo alle terre più esposte e più facili all’arrembaggio, vuol dire essere miopi e agire, nel tempo, anche contro gli interessi di chi rimane ad osservare con le mani in tasca.

Insomma, c’è una globalizzazione di fatto dell’immigrazione clandestina e organizzata  che va presa in considerazione dagli organismi sopranazionali, d’accordo con le nazioni di origine del grave fenomeno. Devono preoccuparsi proprio le nazioni che più vivono nel benessere, se tale benessere vogliono difendere.

L’intesa portata avanti dall’Italia, prima con l’Albania, poi con la Libia è un grande esempio del come si dovrà agire sempre più in avvenire.

                                                                                                                                               Vittorio Massaccesi

                                                                                                                                                                        vitt.mass@libero.it