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Anno
LII - N°33 Sommario
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Settimanale di informazione
gli
Scout abbracciano il Papa
Sabato 23 ottobre il Santo Padre ha ricevuto l’Agesci
(Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani) ed il Masci (Movimento
Adulti Scout Cattolici Italiani) in occasione dei festeggiamenti per i
loro rispettivi 30 e 50 anni di vita.
Trentacinquemila scout tra
lupetti e coccinelle, guide ed esploratori, rover, scolte, capi ed adulti
scout hanno letteralmente invaso e colorato d’azzurro Piazza San Pietro.
Provenienti da tutta Italia, gli scout hanno atteso con impazienza l’ìngresso
del Santo Padre e il rinnovo della Promessa davanti a Lui.
“Oggi avete voluto
rinnovare la vostra “Promessa” davanti al Papa, ed io sono lieto di
essere testimone del vostro proposito di essere fedeli a Dio […], fedeli
a voi stessi […], fedeli verso il prossimo […]. In questo impegno di
fedeltà vi è d’aiuto la Legge Scout, mediante la quale, come il vostro
fondatore, Lord Baden Powell, amava dire, voi potete rendere possibile
l’impossibile”. Rendere possibile l’impossibile…sono queste le parole pronunciate dal Santo Padre. Impegno forte e coraggioso, quello che gli scout si sono presi sabato mattina. Non soltanto di dire sì, ma di trasformare in sì, di colorare d’azzurro il grigiore di una società che sta perdendo sempre di più la sua lucentezza, la sua Verità. I suoi sogni. Ed il Papa ha fatto proprio leva su questo “Non abbiate paura di avanzare con fantasia, sapienza e coraggio sulle strade dell’educazione delle nuove generazioni. Il futuro del mondo e della Chiesa dipende anche dalla vostra passione educativa”. Sono segnali estremamente forti quelli che arrivano da Giovanni Paolo II. Ha pregato gli Scout di non temere e di avanzare, ma soprattutto di avere passione. Perché è facile, forse troppo, avere passione quando si è in uniforme, pronti a partire con gioia. È facile mettere passione mentre si gioca, mentre si va all’avventura, mentre ci si mette al servizio del prossimo. Meno facile è brillare d’azzurro quando si è da soli, e si recita in un angolo, quasi in silenzio, la propria Promessa. Il Papa ha chiesto agli scout proprio questo: di alzare lo sguardo. Di portare l’impegno di testimoni convinti di Cristo fuori dall’Associazione. Di camminare per la strada. Di sorridere a degli sconosciuti. Giorgia Barboni
Dalle
urne il prossimo futuro della
repubblica d’Ucraina
Domenica 31 ottobre nella Repubblica
d’Ucraina s’andrà a votare. Scaduti i mandati dell’attuale
presidente Leonid Kuchma - oligarca dalla discussa personalità e da tempo
al comando sulla scena politica di Kiev – i politici in grado di
contendersi la successione sembrano solo due: l’attuale premier Viktor
Yanukouych e l’ex premier Viktor Yuschenko.
Il primo, Yanukouych, è
appoggiato dal presidente della Repubblica ed è l’espressione degli
interessi delle lobby industriali e minerarie dell’oriente del Paese
(vedi il Donbass) abitato in larga parte da russi e da russofoni e legato
storicamente a Mosca. Sostenuti dalle massicce forniture energetiche della
Federazione russa, quei centri
di potere hanno tutto l’interesse a mantenere rapporti economici
privilegiati con i partner dello spazio ex sovietico.
L’altro candidato, Yuschenko,
rappresenta invece le componenti neo-liberiste più spinte (sostenuto
anche dagli ultra-nazionalisti) ispirate dai gruppi di pressione
dell’emigrazione ucraina in Usa e Canada che vedono nel rapporto
esclusivo con l’Occidente l’occasione, da non perdere, per completare
le “riforme” avviate nel 1991.
I dati ricavati dai sondaggi
relativi al primo turno elettorale accreditano al 30–35 per cento sia
Yanukouych che Yuschenko. Petro Symonenko, candidato del partito
comunista, è poco sopra il 10 per cento. Da noi il voto in quel grande
Paese sembra non destare particolare attenzione anche se gli analisti gli
attribuiscono un ruolo forse decisivo nella determinazione delle scelte
strategiche della Repubblica d’Ucraina, soprattutto sul piano dei
rapporti internazionali.
La situazione pre-elettorale è
tesa e pericolosa. L’80 per cento degli ucraini non vede prospettive di
miglioramento e molti emigrano (un salario medio si attesta mensilmente
sui 55-60 euro mentre il costo della vita è decisamente Occidentale); si
parla di oltre un milione d’individui, più che altro donne. Il
candidato Yuschenko è scampato ad uno strano incidente automobilistico.
Cortei di studenti che manifestavano per una maggiore trasparenza sono
stati fermati con la forza dalla milizia. Episodi di “squadrismo” sono
stati segnalati ai danni d’esponenti della chiesa greco-cattolica e
d’amministratori pubblici locali.
Il 5 maggio scorso il
presidente della Commissione europea Romano Prodi ha dichiarato che
l’Unione Europea, con l’annessione dei dieci nuovi membri, ha
raggiunto i suoi limiti geografici e ha confermato di non vedere
l’Ucraina e la Bielorussia come futuri membri dell’Unione. Il giorno
prima il presidente ucraino L. Kuchma - denunciando la scarsa disponibilità
degli Europei - aveva detto che l’Unione Europea non sarebbe completa
senza l’ingresso dell’Ucraina che sperava nel 2015 come data
d’ingresso.
Poche settimane fa, però, lo
stesso Kuchma ha improvvisamente cambiato rotta. Senza troppa pubblicità
ha rifiutato ogni prospettiva di adesione all’Unione Europea ed escluso
ogni possibilità d’integrazione. A dispetto di quanto affermato pochi
mesi fa, durante i colloqui con Prodi e Berlusconi, ha rifiutato anche gli
ispettori dell’Unione Europea per il regolare svolgimento della campagna
elettorale e degli scrutini di voto.
La Repubblica d’Ucraina è a
un passaggio delicato. Quella Porzione d’Europa cara a Vladimir Putin
– che secondo voci ambirebbe a “riconfederare” a sé almeno assieme
alla Bielorussia e al Kazakistan – non va sottovalutata se non altro
perché l’Italia è il secondo partner economico dell’Ucraina, aziende
marchigiane comprese. Massimo F. Frittelli
Le
pietre raccontano di Chiara e Francesco
C’era una volta...
Assisi “... città delle fazioni, dei mercanti e dei canonici...” che,
oscurata dal tramonto della fede e dei costumi, attendeva la “luce” di
un nuovo sole che rigenerasse giovani virgulti.
E il nuovo “sole” sorse
quando Dio ebbe compassione di quel mondo che si stava spegnendo
lentamente, e a Francesco affidò il compito di piantare, nella terra
riarsa dal male “... l’Ordine dei frati, in uno slancio d’amore che mai verrà
meno...”. Un immenso spazio verde consumò l’inchiostro delle tenebre
nel disegno di una nuova strada che portava dritto ad una grande pianta -
Francesco -, attorniata da tante pianticelle e ferma ad un
“crocicchio”. “E così la città medievale diventò la città di Francesco...” il quale, dopo che il crocefisso gli parlò nella chiesa di San Damiano, decise di spogliarsi di tutto per andare “ nudo incontro al Signore”, nonostante i vari tentativi del padre di farlo “ragionare”. ***
“Anche Chiara
era di questa città...”, la sua casa sorgeva vicino al campanile
“ e in un giorno di luce si lasciò
sedurre dall’ideale di Francesco: un attonito stupore era nelle persone
e nelle cose”. La
domenica delle Palme, ella ricevette dalle mani del vescovo il rametto
d’ulivo e, da quel giorno, non nascose più la sua fede.
Simile
all’albero di ulivo che si staglia libero e splendente nel cielo è
Chiara, forte nei suoi slanci di amorevole accoglienza, di carità e di
misericordia. Simile
all’ulivo che si protende dolcemente verso la sua “pianticella” è
il vescovo che le andò incontro eludendo il suo riserbo.
Così ella un giorno, “ lasciando
la città e i parenti, con grande fervore” se
ne andò: “un punto, laggiù, nella valle, segnava
una meta, che presto si fece luminosa...” ***
E la storia continua... nel racconto
delle suggestive immagini in bianco e nero, e nel ritmo delle didascalie
che scandiscono la mostra fotografica dal titolo“ Le pietre raccontano di Chiara e Francesco”, presentata dalla
Famiglia Francescana e dal Meic e realizzata dal fotografo Elio Ciol in
collaborazione con la Pro Civitate Christiana di Assisi.
Inaugurata a Jesi domenica 24
nella chiesa di San Nicolò, con il patrocinio del Comune, la mostra
riveste, asserisce il dottor Cherubini intervenuto alla cerimonia,
un’importante valenza spirituale, letteraria e artistica.
Organizzata in occasione dell’ottavo centenario della nascita
della santa, essa si dipana in un contesto raffigurativo di cui principali
protagoniste sono le pietre con il loro silenzio e la loro essenzialità.
In primo piano, dunque, le
pietre rosa e bianche del Monte Subasio: non quelle dei monumenti e delle
costruzioni importanti, bensì quelle delle case, delle strade, dei
ciottoli del selciato, delle scale. Quelle pietre a cui, sottolinea il
vicesindaco Paolo Cingolani, l’uomo si è affidato per costruire il
tempio di Cristo, nonché quello domestico; pietre testimoni dirette della
semplicità, della sobrietà, dell’essenzialità di Chiara e Francesco,
essi stessi pietre miliari nella vita della spiritualità umana.
Pietre protagoniste e, al tempo
stesso, strumento di conoscenza dell’ambiente di vita dei due santi,
vissuti in un periodo buio, di dura contrapposizione tra le parti, di
fazioni.
Il contrasto di luci ed ombre
giocato dall’artista nelle fotografie, rievoca il tempo della città, il
tempo di Chiara; richiama l’idea della luce in lotta con l’ombra, così
come Chiara, e allo stesso modo Francesco, era in lotta con la sua
famiglia per realizzare le sue scelte.
Nella città deserta e quasi in
contemplazione, spiega la dottoressa Anna Nabot, responsabile della
Galleria d’Arte della Cittadella di Assisi, Francesco è l’ispiratore
di Chiara. In lei egli troverà, in una perfetta condivisione di ideali,
una ferrea portatrice del suo messaggio e un sostegno prezioso nei momenti
di crisi.
Una figura, quella di Chiara,
inscindibile dal santo e riscoperta negli ultimi anni nella sua singolarità
di donna capace di vivere in maniera originale la sua situazione,
obbedendo con intelligenza, così da riuscire a sovvertire dolcemente le
regole del suo tempo.
Il suo esempio è un inno alla
fede, alla forza, alla temperanza; è
un messaggio che alita sugli uomini la “speranza che qualcosa di
straordinario possa nascere nella quotidianità delle nostre
esperienze”.
“...nacque
al mondo un sole...però chi d’esso loco fa parole, non dica Ascesi, chè
direbbe corto, ma oriente se proprio dir vole”
Paola Cocola
Rappresentanza
Jesina
ospite
a Sat2000
Martedì 19 ottobre, accompagnata da don Cristiano Marasca, una
rappresentanza della Pastorale giovanile jesina reduce dal pellegrinaggio
a Santiago, è stata ospite della trasmissione Mosaiko di Sat.2000.
Francesco, Valentina, Federico e Maria hanno avuto la possibilità di
conoscere questa bella realtà della Chiesa Italiana da dietro le quinte
con un’accurata visita agli studi di registrazione, le sale di regia
dell’emittente e tutti gli apparati tecnico digitali.
La trasmissione Mosaiko,
curata dalla giornalista Cristiana Caricato che va in onda tutti i giorni
alle 17.30 e in replica alle 22, è dedicata il martedì a temi concordati
con la pastorale giovanile nazionale e si offre come un ottimo spunto
anche per l’utilizzo nei gruppi come spunto di partenza per la
riflessione su temi di attualità e di interesse giovanile con ottimi
servizi ed ospiti competenti.
L’esperienza si ripeterà in
altre occasioni nel corso dell’anno… Intanto c’è la gioia per la
scoperta di questo prezioso strumento a disposizione di tutti e che forse
troppo spesso sottovalutiamo. Sintonizzatevi! Contrappunti
La nuova Europa
Il 29 ottobre è stato sottoscritto a Roma, in Campidoglio, il
"Trattato che istituisce una Costituzione per l'Europa" dai
venticinque Paesi che ora compongono l'Unione Europea. Nello stesso luogo
dove il 25 marzo 1957 fu firmato l'atto che istituiva la Comunità
Economica Europea, destinata a crescere e ad
evolversi con l'unione monetaria fino all'attuale Costituzione.
Oggi come allora non sono
mancati i discorsi celebrativi e programmatici. Una Carta, come quella
firmata, è destinata a
"cambiare la storia", come scriveva Antonio Patuelli su
Quotidiano Nazionale - Il Resto del Carlino il 18 ottobre. Sarà così,
non ci sono dubbi. La strada però non sarà facile, né sgombra di
difficoltà. Sarà inevitabilmente una strada in salita. Necessariamente
da compiersi, ma in salita. L'unione monetaria non ha veicolato, né
facilitato non dico l'unione, ma
neanche l'intesa politica.
Mentre si sottoscrivono
trattati e documenti, continuano - se non aumentano - le distanze tra
paese e paese: non c'è intesa sulla politica estera, non c'è accordo
sulla politica che riguarda l'immigrazione, le difficoltà di estradare
acclarati delinquenti da un paese all'altro non si assottigliano,
preclusioni dettate dal colore politico, culturale o da convinzioni di
coscienza diventano scontri di non poco conto, un laicismo supponente -
quale nuova ideologia - sta dilagando acquistando i caratteri di un vero
fondamentalismo religioso.
Quali i fondamenti della nuova
Europa? Hanno provato e proveranno ancora ad elencarli e a
ricordarceli. Ne faremo tesoro e oggetto di riflessione. Saranno parole
vuote se ad esse non si accompagneranno le scelte quotidiane dei politici
volte a resistere agli interessi esclusivamente nazionali, se non a quelli
di partito o di bottega. Se c'è un ideale o un obiettivo da raggiungere,
è logico e necessario che tutti si lavori per raggiungerlo senza
boicottaggi nascosti o intese di gruppo, senza sgambetti o complotti
mascherati.
Non sarà facile mettere
insieme nazioni che non si riconoscono in una cultura omogenea, né in
tradizioni di analoga origine. Non è stato fatto, a livello politico,
alcuno sforzo di sintesi o di ricerca di identità che superasse
differenze o pregiudizi: solo a livello culturale non è mancata questa
ricerca. Essa purtroppo è rimasta rilegata nelle aule accademiche o in
non pochi libri.
La traduzione che doveva essere
fatta dalla politica o dalla scuola non sembra esserci stata, perché è
mancata probabilmente l'intesa originale, quella su una "casa
comune" iniziale che seppure non condivisa da tutti, era comunque
nella realtà delle cose. Le parole a proposito più che a chiarificare e
a ridurre le distanze hanno, in non poche occasioni, esasperato divergenze
facendo assumere ad alcuni
particolari aspetti di essenzialità e di punto di non ritorno.
La politica, i ragionamenti
della progettualità, che dovevano farsi carico di portare nelle case
argomentazioni per fare gli "europei" dal momento che sulla
carta l'Europa era cosa fatta e l'euro presente nelle tasche di tutti,
sono mancati. Nella non lontana campagna elettorale per le elezioni
europee, chi ha parlato di questi problemi? Nessuno o quasi. Importante
era conquistare un seggio a Bruxelles e adesso che lo è stato, silenzio
ancora più forte.
Ma già lo abbiamo scritto. Non
serve ritornarvi. Tanto non ci ascolterà nessuno. Non si rassegniamo
comunque a tacere. Quel silenzio
è rotto solo quando si tenta "di fare del laicismo una religione di
Stato" azzerando secoli di storia e di tradizione vissuta. Con le
"radici tagliate" tuttavia non si andrà lontano. Circolerà
pure la moneta unica, ma se non ci sarà qualcosa al di sopra
dell'economia che sia strumento e veicolo di unificazione, saremo sempre
divisi, nonostante le carte firmate e sottoscritte. Anzi il denaro,
l'economia, potrà essere motivo, come quasi sempre lo è stato, di
scontro e di guerra tra le nazioni. Auguriamoci che non sia così per la
nuova Europa.
Riccardo Ceccarelli
Castelbellino
Annita
Garibaldi Jallet parla agli studenti di
Risorgimento e tricolore
La mattina il teatro comunale “Beniamino Gigli” ha accolto gli alunni della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo di Pianello, provenienti dai Comuni di Castelbellino, Monte Roberto e San Paolo di Jesi. Il dr.. Giovanni Caruso, a nome della sezione “Garibalda Canzio” dell’Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini, ha ricordato la figura della “garibaldina” che per una parentela con i Camerini si stabilì a Castelbellino. Il sindaci dei Comuni di Castelbellino, Monteroberto e San Paolo di Jesi, Demetrio Papadopoulos, Renzo Zuccaro e Sandro Cesaroni, accompagnati dai rispettivi gonfaloni, hanno incontrato i ragazzi invitandoli a riscoprire i valori della patria e del tricolore. La dott. Annita Garibaldi Jallet ha illustrato ai ragazzi la storia del tricolore e la mostra che narra la vita del tricolore a partire dal 7 Gennaio 1797 quando Giuseppe Compagnoni, in qualità di delegato di Lugo di Romagna alla Repubblica Cispadana, fece proclamare il tricolore bandiera nazionale. La raffinata studiosa, con termini adeguati, ha spaziato per tutto il Risorgimento ricordando “Fratelli d’Italia” e la figura di Goffredo Mameli che diede la vita per la Repubblica Romana. La dott. Annita, lei stessa docente universitaria, ha accompagnato poi i ragazzi alla mostra sul tricolore allestita presso villa Coppetti. La manifestazione espositiva, organizzata in venticinque pannelli, è stata voluta dallo stesso presidente della Repubblica perché fossero recuperati i simboli della Costituzione. Ciampi aveva affidato al Museo del Risorgimento di Bologna il compito di allestire un percorso storico organizzato secondo i documenti fondamentali che segnano la storia del Tricolore. La manifestazione ha avuto un seguito nel pomeriggio per un pubblico adulto e qualificato. Hanno relazionato il dr. Riccardo Ceccarelli, direttore della biblioteca di Cupramontana, nuovamente la prof. Garibaldi Jallet e il prof. Gilberto Piccinini, presidente della Deputazione di Storia Patria per le Marche. Il prof. Piccinini ha ricordato come sia necessario redigere una vera storia d’Italia partendo dalle vicende locali e regionali.
La mostra sul tricolore sarà visibile tutti i giorni a villa Coppetti di Castelbellino, dalle ore 16,30 alle ore 19,30, fino al 31 ottobre. Marco Palmolella
La
nostra agricoltura tra luci e ombre
Il
presidente del Consorzio Tutela Vini, Doriano Marchetti: Puntare su
di un “Sistema Marche”, evitando le spinte eccessivamente localistiche
Accrescere la notorietà dei vini
delle Marche ad un livello più consono al massiccio salto qualitativo
attuato negli ultimi anni e difendere le Denominazioni regionali dai
nascenti tentativi di “clonazione”: sono questi i temi che hanno
caratterizzato il convegno su “Vino e Territorio” recentemente
tenutosi a Rosora.
Posizioni condivise dal
presidente dell’Assoenologi delle Marche, Alberto Mazzoni, che ha
ricordato “l’urgenza di blindare le Denominazioni dei vini
regionali per scongiurare il pericolo di trovarci con altri verdicchi o
simili provenienti da altre zone d’Italia e dell’estero”.
“Purtroppo – ha affermato
Gianluigi Calzetta, presidente Assivip – i nostri vini non godono ancora
di una notorietà proporzionale all’altissima qualità raggiunta: dato
che costituisce un notevole rischio poiché impedisce ai nostri vini di
spuntare quotazioni consone sui mercati”.
A concludere l’incontro
l’assessore provinciale alle Politiche Agricole, Raffaele Bucciarelli,
il quale ha rimarcato con forza il ruolo dell’associazionismo tra
produttori come via del successo sui mercati. Un associazionismo che, come
si è evinto anche nell’incontro di Rosora in merito all’istituzione
dell’Istituto Marchigiano Tutela Vini, incappa ancora nelle perplessità
dei piccoli e piccolissimi produttori.
Andrea Brunori Festeggiato
il maestro Cavallaro Per
nove anni direttore artistico del teatro Pergolesi, al termine del suo
incarico il maestro Angelo Cavallaro è stato festeggiato il 22 ottobre
nella sede della Banca delle Marche, sponsor ufficiale di tutte le
Stagioni Liriche jesine. Oltre a riconoscere come la riscoperta della
civiltà musicale marchigiana abbia conferito un segno di assoluta
originalità alle iniziative che in questi anni egli ha formulato per il
Pergolesi, nell’incontro è stato rimarcato come il maestro Cavallaro
abbia contribuito
alla crescita artistica e culturale della Stagione jesina, di conseguenza
anche al prestigio della Banca delle Marche da cui le manifestazioni sono
state sempre sostenute.
Il direttore artistico,
intervenuto con il prof. Michele Mirabella ritornato, a suo dire, molto
volentieri a Jesi quest’anno per la regia de “L’Elisir d’amore”,
ha auspicato che in futuro il lavoro da lui svolto possa proficuamente
essere proseguito. Lo attendono ora impegni in qualità di direttore
d’orchestra e altri in cui avrà di nuovo accanto Michele Mirabella. Non
mancherà però di essere presente ai prossimi spettacoli della Stagione
lirica in corso.
Con i ringraziamenti sono stati
consegnati ad entrambi medaglie commemorative, volumi della storia e delle
stagioni teatrali del Pergolesi e altre pubblicazioni che illustrano le
attività della Banca delle Marche, da questa stessa edite. a.f.c.
Concerto
d’organo a Santa Maria del Piano
Anche quest’anno a Santa Maria del Piano, nell’ambito della
festa parrocchiale, si è svolto, giovedì 7 ottobre, un concerto
d’organo eseguito dal giovane e qualificato Paolo Tarsi. La serata,
promossa dall’Associazione Organistica Vallesina, guidata dal direttore
artistico Fabiola Frontalini, è stata inserita nel programma della
rassegna “Suoni dal Passato”, giunta alla sua decima
edizione.
Il piacevole ed interessante
appuntamento con la musica è stato senz’altro una buona occasione per
apprezzare un gradevole repertorio di autori italiani e stranieri che
spaziava dal XVI al XIX secolo: Jie Menez, Samuel Scheidt, Tarquinio
Merula, Gaetano Valerj, Suor Maria Eletta Pierandrei, Giovanni Battista
Pescetti, Giovanni Morandi e Luigi Vecchiotti. Esso ha consentito,
inoltre, di riscoprire ed ascoltare le qualità sonore del settecentesco
organo di Santa Maria del Piano, organo di scuola marchigiana, di
rilevante importanza, in quanto ha un’illustre storia legata al
compositore Gaspare Spontini che apprese le prime nozioni musicali proprio
servendosi di questo strumento.
Al termine dell’esecuzione,
all’organista è stato offerto in omaggio un libro di partiture per
organo scritte da un compositore locale vissuto nell’Ottocento. In
seguito, agli spettatori, guidati da Giacomo Cardinali, è stata data la
possibilità di visitare la cripta della chiesa ove si trovano reperti di
particolare interesse storico e culturale. Gino Candolfi
Restiamo in lutto. Un lutto silenzioso. E’ tempo di cordoglio, è
tempo di lacrime, e il tempo ormai non è più nulla. I bambini ci
guardano, i bambini ci interrogano. Guardano le immense desolazioni delle
nostre metropoli, guardano i nostri vestiti, guardano in noi e non trovano
cuore né protezione.
In noi non vedono educatori o
genitori ma sfruttatori e tiranni e allora ci sono bambini che ci guardano
da un sito per pedofili o da dietro un cartello con scritto “Ho fame”.
Dicono. Oppure ti guardano, certi bambini da dietro un kalashnikov e ci
sono altri bambini che rubano o che vendono droga.
Ci sono bambini che
muoiono per il deficit dei loro paesi, ce ne sono altri che muoiono per
via di una “guerra santa”. Ci sono bambini che muoiono per le percosse
dei grandi, quelli che muoiono come a Bezlan …. e muoiono … e li
chiamiamo bambini?! …
Sì, è
tempo di lutto … abbiamo ucciso degli innocenti veri, li abbiamo
violentati, ricattati, ingannati e ora c’è il lutto … rimaniamo in
silenzio … rispettiamo almeno la loro morte … se non siamo riusciti a
rispettare le loro vite …
Rachele
Mancinelli
Sat 2000, il network radio televisivo via satellite dei cattolici italiani, trasmetterà un ciclo di quindici documentari alla scoperta delle Marche, una regione che si rivela un museo diffuso con significative testimonianze del rapporto tra opera d’arte, storia e fede. Dal 1° novembre andranno in onda i documentari, dal lunedì al giovedì, alle 13,30 ed in replica alle 16,30 e alle 20,30.
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