Anno LII - N°33
Domenica 31 ottobre 2004

Sommario

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La nostra promessa con te - Gli scout abbracciano il Papa

 
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Dalle urne il prossimo futuro della repubblica d'Ucraina

 

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Le pietre raccontano di Chiara e Francesco

 

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Rappresentanza Jesina ospite a Sat2000

 

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Contrappunti - La nuova Europa

 

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Anita Garibaldi Jallet parla agli studenti di Garibaldi e tricolore - Castelbellino

 

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La nostra agricoltura tra luci ed ombre

 

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Festeggiato il maestro Cavallaro

 

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Concerto d'organo a Santa Maria del Piano

 

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Riflessioni di una giovane

 

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Alla scoperta delle Marche

 

 

 

Voce della Vallesina

Settimanale di informazione


 

 

 

La nostra Promessa con Te

gli Scout abbracciano il Papa

 

 

       Sabato 23 ottobre il Santo Padre ha ricevuto l’Agesci (Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani) ed il Masci (Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani) in occasione dei festeggiamenti per i loro rispettivi 30 e 50 anni di vita.

       Trentacinquemila scout tra lupetti e coccinelle, guide ed esploratori, rover, scolte, capi ed adulti scout hanno letteralmente invaso e colorato d’azzurro Piazza San Pietro. Provenienti da tutta Italia, gli scout hanno atteso con impazienza l’ìngresso del Santo Padre e il rinnovo della Promessa davanti a Lui.

       Oggi avete voluto rinnovare la vostra “Promessa” davanti al Papa, ed io sono lieto di essere testimone del vostro proposito di essere fedeli a Dio […], fedeli a voi stessi […], fedeli verso il prossimo […]. In questo impegno di fedeltà vi è d’aiuto la Legge Scout, mediante la quale, come il vostro fondatore, Lord Baden Powell, amava dire, voi potete rendere possibile l’impossibile”.

     Rendere possibile l’impossibile…sono queste le parole pronunciate dal Santo Padre. Impegno forte e coraggioso, quello che gli scout si sono presi sabato mattina. Non soltanto di dire sì, ma di trasformare in sì, di colorare d’azzurro il grigiore di una società che sta perdendo sempre di più la sua lucentezza, la sua Verità. I suoi sogni.

       Ed il Papa ha fatto proprio leva su questo “Non abbiate paura di avanzare con fantasia, sapienza e coraggio sulle strade dell’educazione delle nuove generazioni. Il futuro del mondo e della Chiesa dipende anche dalla vostra passione educativa”. Sono segnali estremamente forti quelli che arrivano da Giovanni Paolo II.

       Ha pregato gli Scout di non temere e di avanzare, ma soprattutto di avere passione. Perché è facile, forse troppo, avere passione quando si è in uniforme, pronti a partire con gioia. È facile mettere passione mentre si gioca, mentre si va all’avventura, mentre ci si mette al servizio del prossimo. Meno facile è brillare d’azzurro quando si è da soli, e si recita in un angolo, quasi in silenzio, la propria Promessa.

       Il Papa ha chiesto agli scout proprio questo: di alzare lo sguardo. Di portare l’impegno di testimoni convinti di Cristo fuori dall’Associazione. Di camminare per la strada. Di sorridere a degli sconosciuti.

 

                                                                                                                                    Giorgia Barboni

 

 

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Si vota domenica 31 ottobre

 

Dalle urne il prossimo futuro

della repubblica d’Ucraina

 

       Domenica 31 ottobre nella Repubblica d’Ucraina s’andrà a votare. Scaduti i mandati dell’attuale presidente Leonid Kuchma - oligarca dalla discussa personalità e da tempo al comando sulla scena politica di Kiev – i politici in grado di contendersi la successione sembrano solo due: l’attuale premier Viktor Yanukouych e l’ex premier Viktor Yuschenko.

       Il primo, Yanukouych, è appoggiato dal presidente della Repubblica ed è l’espressione degli interessi delle lobby industriali e minerarie dell’oriente del Paese (vedi il Donbass) abitato in larga parte da russi e da russofoni e legato storicamente a Mosca. Sostenuti dalle massicce forniture energetiche della Federazione russa, quei  centri di potere hanno tutto l’interesse a mantenere rapporti economici privilegiati con i partner dello spazio ex sovietico.

       L’altro candidato, Yuschenko, rappresenta invece le componenti neo-liberiste più spinte (sostenuto anche dagli ultra-nazionalisti) ispirate dai gruppi di pressione dell’emigrazione ucraina in Usa e Canada che vedono nel rapporto esclusivo con l’Occidente l’occasione, da non perdere, per completare le “riforme” avviate nel 1991.

       I dati ricavati dai sondaggi relativi al primo turno elettorale accreditano al 30–35 per cento sia Yanukouych che Yuschenko. Petro Symonenko, candidato del partito comunista, è poco sopra il 10 per cento. Da noi il voto in quel grande Paese sembra non destare particolare attenzione anche se gli analisti gli attribuiscono un ruolo forse decisivo nella determinazione delle scelte strategiche della Repubblica d’Ucraina, soprattutto sul piano dei rapporti internazionali.

       La situazione pre-elettorale è tesa e pericolosa. L’80 per cento degli ucraini non vede prospettive di miglioramento e molti emigrano (un salario medio si attesta mensilmente sui 55-60 euro mentre il costo della vita è decisamente Occidentale); si parla di oltre un milione d’individui, più che altro donne. Il candidato Yuschenko è scampato ad uno strano incidente automobilistico. Cortei di studenti che manifestavano per una maggiore trasparenza sono stati fermati con la forza dalla milizia. Episodi di “squadrismo” sono stati segnalati ai danni d’esponenti della chiesa greco-cattolica e d’amministratori pubblici locali.

       Il 5 maggio scorso il presidente della Commissione europea Romano Prodi ha dichiarato che l’Unione Europea, con l’annessione dei dieci nuovi membri, ha raggiunto i suoi limiti geografici e ha confermato di non vedere l’Ucraina e la Bielorussia come futuri membri dell’Unione. Il giorno prima il presidente ucraino L. Kuchma - denunciando la scarsa disponibilità degli Europei - aveva detto che l’Unione Europea non sarebbe completa senza l’ingresso dell’Ucraina che sperava nel 2015 come data d’ingresso.

       Poche settimane fa, però, lo stesso Kuchma ha improvvisamente cambiato rotta. Senza troppa pubblicità ha rifiutato ogni prospettiva di adesione all’Unione Europea ed escluso ogni possibilità d’integrazione. A dispetto di quanto affermato pochi mesi fa, durante i colloqui con Prodi e Berlusconi, ha rifiutato anche gli ispettori dell’Unione Europea per il regolare svolgimento della campagna elettorale e degli scrutini di voto.

       La Repubblica d’Ucraina è a un passaggio delicato. Quella Porzione d’Europa cara a Vladimir Putin – che secondo voci ambirebbe a “riconfederare” a sé almeno assieme alla Bielorussia e al Kazakistan – non va sottovalutata se non altro perché l’Italia è il secondo partner economico dell’Ucraina, aziende marchigiane comprese.

 

                                                                                                                              Massimo F. Frittelli

 

                         

 

Le pietre raccontano di Chiara e Francesco

                                                                

       C’era una volta...

       Assisi “... città delle fazioni, dei mercanti e dei canonici...” che, oscurata dal tramonto della fede e dei costumi, attendeva la “luce” di un nuovo sole che rigenerasse giovani virgulti.

       E il nuovo “sole” sorse quando Dio ebbe compassione di quel mondo che si stava spegnendo lentamente, e a Francesco affidò il compito di piantare, nella terra riarsa dal male “... l’Ordine dei frati, in uno slancio d’amore che mai verrà meno...”.  Un immenso spazio verde consumò l’inchiostro delle tenebre nel disegno di una nuova strada che portava dritto ad una grande pianta - Francesco -, attorniata da tante pianticelle e ferma ad un “crocicchio”.

       “E così la città medievale diventò la città di Francesco...” il quale, dopo che il crocefisso gli parlò nella chiesa di San Damiano, decise di spogliarsi di tutto per andare “ nudo incontro al Signore”, nonostante i vari tentativi del padre di farlo “ragionare”.

 

***

        “Anche Chiara era di questa città...”, la sua casa sorgeva vicino al campanile “ e in un giorno di luce si lasciò sedurre dall’ideale di Francesco: un attonito stupore era nelle persone e nelle cose”. La domenica delle Palme, ella ricevette dalle mani del vescovo il rametto d’ulivo e, da quel giorno, non nascose più la sua fede.

       Simile all’albero di ulivo che si staglia libero e splendente nel cielo è Chiara, forte nei suoi slanci di amorevole accoglienza, di carità e di misericordia.

 Simile all’ulivo che si protende dolcemente verso la sua “pianticella” è il vescovo che le andò incontro eludendo il suo riserbo.

       Così ella un giorno, “ lasciando la città e i parenti, con grande fervorese ne andò: “un punto, laggiù, nella valle, segnava  una meta, che presto si fece luminosa...”

 

***

        E la storia continua... nel racconto delle suggestive immagini in bianco e nero, e nel ritmo delle didascalie che scandiscono la mostra fotografica dal titolo“ Le  pietre raccontano di Chiara e Francesco”, presentata dalla Famiglia Francescana e dal Meic e realizzata dal fotografo Elio Ciol in collaborazione con la Pro Civitate Christiana di Assisi.

       Inaugurata a Jesi domenica 24 nella chiesa di San Nicolò, con il patrocinio del Comune, la mostra riveste, asserisce il dottor Cherubini intervenuto alla cerimonia, un’importante valenza spirituale, letteraria e artistica. Organizzata in occasione dell’ottavo centenario della nascita della santa, essa si dipana in un contesto raffigurativo di cui principali protagoniste sono le pietre con il loro silenzio e la loro essenzialità.

       In primo piano, dunque, le pietre rosa e bianche del Monte Subasio: non quelle dei monumenti e delle costruzioni importanti, bensì quelle delle case, delle strade, dei ciottoli del selciato, delle scale. Quelle pietre a cui, sottolinea il vicesindaco Paolo Cingolani, l’uomo si è affidato per costruire il tempio di Cristo, nonché quello domestico; pietre testimoni dirette della semplicità, della sobrietà, dell’essenzialità di Chiara e Francesco, essi stessi pietre miliari nella vita della spiritualità umana.

       Pietre protagoniste e, al tempo stesso, strumento di conoscenza dell’ambiente di vita dei due santi, vissuti in un periodo buio, di dura contrapposizione tra le parti, di fazioni.

      Il contrasto di luci ed ombre giocato dall’artista nelle fotografie, rievoca il tempo della città, il tempo di Chiara; richiama l’idea della luce in lotta con l’ombra, così come Chiara, e allo stesso modo Francesco, era in lotta con la sua famiglia per realizzare le sue scelte.

       Nella città deserta e quasi in contemplazione, spiega la dottoressa Anna Nabot, responsabile della Galleria d’Arte della Cittadella di Assisi, Francesco è l’ispiratore di Chiara. In lei egli troverà, in una perfetta condivisione di ideali, una ferrea portatrice del suo messaggio e un sostegno prezioso nei momenti di crisi.

       Una figura, quella di Chiara, inscindibile dal santo e riscoperta negli ultimi anni nella sua singolarità di donna capace di vivere in maniera originale la sua situazione, obbedendo con intelligenza, così da riuscire a sovvertire dolcemente le regole del suo tempo.

       Il suo esempio è un inno alla fede, alla forza, alla temperanza;  è un messaggio che alita sugli uomini la “speranza che qualcosa di straordinario possa nascere nella quotidianità delle nostre esperienze”.

       “...nacque al mondo un sole...però chi d’esso loco fa parole, non dica Ascesi, chè direbbe corto, ma oriente se proprio dir vole”

    

                                                                                                                        Paola Cocola

 

 

 

Ad una puntata di “Mosaico”

 

Rappresentanza Jesina

ospite a Sat2000

 

        Martedì 19 ottobre, accompagnata da don Cristiano Marasca, una rappresentanza della Pastorale giovanile jesina reduce dal pellegrinaggio a Santiago, è stata ospite della trasmissione Mosaiko di Sat.2000. Francesco, Valentina, Federico e Maria hanno avuto la possibilità di conoscere questa bella realtà della Chiesa Italiana da dietro le quinte con un’accurata visita agli studi di registrazione, le sale di regia dell’emittente e tutti gli apparati tecnico digitali.

       La trasmissione Mosaiko, curata dalla giornalista Cristiana Caricato che va in onda tutti i giorni alle 17.30 e in replica alle 22, è dedicata il martedì a temi concordati con la pastorale giovanile nazionale e si offre come un ottimo spunto anche per l’utilizzo nei gruppi come spunto di partenza per la riflessione su temi di attualità e di interesse giovanile con ottimi servizi ed ospiti competenti.

       L’esperienza si ripeterà in altre occasioni nel corso dell’anno… Intanto c’è la gioia per la scoperta di questo prezioso strumento a disposizione di tutti e che forse troppo spesso sottovalutiamo. Sintonizzatevi!

 

 

 

 

 

Contrappunti

   La nuova Europa

 

       Il 29 ottobre è stato sottoscritto a Roma, in Campidoglio, il "Trattato che istituisce una Costituzione per l'Europa" dai venticinque Paesi che ora compongono l'Unione Europea. Nello stesso luogo dove il 25 marzo 1957 fu firmato l'atto che istituiva la Comunità Economica Europea, destinata a crescere e ad  evolversi con l'unione monetaria fino all'attuale Costituzione.

       Oggi come allora non sono mancati i discorsi celebrativi e programmatici. Una Carta, come quella firmata,  è destinata a "cambiare la storia", come scriveva Antonio Patuelli su Quotidiano Nazionale - Il Resto del Carlino il 18 ottobre. Sarà così, non ci sono dubbi. La strada però non sarà facile, né sgombra di difficoltà. Sarà inevitabilmente una strada in salita. Necessariamente da compiersi, ma in salita. L'unione monetaria non ha veicolato, né facilitato non dico l'unione,  ma neanche l'intesa politica.

       Mentre si sottoscrivono trattati e documenti, continuano - se non aumentano - le distanze tra paese e paese: non c'è intesa sulla politica estera, non c'è accordo sulla politica che riguarda l'immigrazione, le difficoltà di estradare acclarati delinquenti da un paese all'altro non si assottigliano, preclusioni dettate dal colore politico, culturale o da convinzioni di coscienza diventano scontri di non poco conto, un laicismo supponente - quale nuova ideologia - sta dilagando acquistando i caratteri di un vero fondamentalismo religioso.

       Quali i fondamenti della nuova  Europa? Hanno provato e proveranno ancora ad elencarli e a ricordarceli. Ne faremo tesoro e oggetto di riflessione. Saranno parole vuote se ad esse non si accompagneranno le scelte quotidiane dei politici volte a resistere agli interessi esclusivamente nazionali, se non a quelli di partito o di bottega. Se c'è un ideale o un obiettivo da raggiungere, è logico e necessario che tutti si lavori per raggiungerlo senza boicottaggi nascosti o intese di gruppo, senza sgambetti o complotti mascherati.

       Non sarà facile mettere insieme nazioni che non si riconoscono in una cultura omogenea, né in tradizioni di analoga origine. Non è stato fatto, a livello politico, alcuno sforzo di sintesi o di ricerca di identità che superasse differenze o pregiudizi: solo a livello culturale non è mancata questa ricerca. Essa purtroppo è rimasta rilegata nelle aule accademiche o in non pochi libri.

       La traduzione che doveva essere fatta dalla politica o dalla scuola non sembra esserci stata, perché è mancata probabilmente l'intesa originale, quella su una "casa comune" iniziale che seppure non condivisa da tutti, era comunque nella realtà delle cose. Le parole a proposito più che a chiarificare e a ridurre le distanze hanno, in non poche occasioni, esasperato divergenze facendo assumere ad  alcuni particolari aspetti di essenzialità e di punto di non ritorno.

       La politica, i ragionamenti della progettualità, che dovevano farsi carico di portare nelle case argomentazioni per fare gli "europei" dal momento che sulla carta l'Europa era cosa fatta e l'euro presente nelle tasche di tutti, sono mancati. Nella non lontana campagna elettorale per le elezioni europee, chi ha parlato di questi problemi? Nessuno o quasi. Importante era conquistare un seggio a Bruxelles e adesso che lo è stato, silenzio ancora più forte.

       Ma già lo abbiamo scritto. Non serve ritornarvi. Tanto non ci ascolterà nessuno. Non si rassegniamo comunque a tacere. Quel  silenzio è rotto solo quando si tenta "di fare del laicismo una religione di Stato" azzerando secoli di storia e di tradizione vissuta. Con le "radici tagliate" tuttavia non si andrà lontano. Circolerà pure la moneta unica, ma se non ci sarà qualcosa al di sopra dell'economia che sia strumento e veicolo di unificazione, saremo sempre divisi, nonostante le carte firmate e sottoscritte. Anzi il denaro, l'economia, potrà essere motivo, come quasi sempre lo è stato, di scontro e di guerra tra le nazioni. Auguriamoci che non sia così per la nuova Europa.

 

                                                                                                                                     Riccardo Ceccarelli

 

 

 

 

Castelbellino

Annita Garibaldi Jallet parla agli studenti

di Risorgimento e tricolore

 

     Sabato 23 ottobre Castelbellino si è occupata di Risorgimento con un convegno ed una mostra che hanno trattato esaustivamente del tricolore e della formazione della coscienza nazionale in un periodo compreso tra il 1797 e il 1914.

     La mattina il teatro comunale “Beniamino Gigli” ha accolto gli alunni della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo di Pianello, provenienti dai Comuni di Castelbellino, Monte Roberto e San Paolo di Jesi. Il dr.. Giovanni Caruso, a nome della sezione “Garibalda Canzio” dell’Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini, ha ricordato la figura della “garibaldina” che per una parentela con i Camerini si stabilì a Castelbellino.

       Il sindaci dei Comuni di Castelbellino, Monteroberto e San Paolo di Jesi, Demetrio Papadopoulos, Renzo Zuccaro e Sandro Cesaroni, accompagnati dai rispettivi gonfaloni, hanno incontrato i ragazzi invitandoli a riscoprire i valori della patria e del tricolore.

       La dott. Annita Garibaldi Jallet ha illustrato ai ragazzi la storia del tricolore e la mostra che narra la vita del tricolore a partire dal 7 Gennaio 1797 quando Giuseppe Compagnoni, in qualità di delegato di Lugo di Romagna alla Repubblica Cispadana, fece proclamare il tricolore bandiera nazionale. La raffinata studiosa, con termini adeguati, ha spaziato per tutto il Risorgimento ricordando “Fratelli d’Italia” e la figura di Goffredo Mameli che diede la vita per la Repubblica Romana.

      La dott. Annita, lei stessa docente universitaria, ha accompagnato poi i ragazzi alla mostra sul tricolore allestita presso villa Coppetti. La manifestazione espositiva, organizzata in venticinque pannelli, è stata voluta dallo stesso presidente della Repubblica perché fossero recuperati i simboli della Costituzione. Ciampi aveva affidato al Museo del Risorgimento di Bologna il compito di allestire un percorso storico organizzato secondo i documenti fondamentali che segnano la storia del Tricolore.

       La manifestazione ha avuto un seguito nel pomeriggio per un pubblico adulto e qualificato. Hanno relazionato il dr. Riccardo Ceccarelli, direttore della biblioteca di Cupramontana, nuovamente la prof. Garibaldi Jallet e il prof. Gilberto Piccinini, presidente della Deputazione di Storia Patria per le Marche. Il prof. Piccinini ha ricordato come sia necessario redigere una vera storia d’Italia partendo dalle vicende locali e regionali.

       Infine lo studioso ha illustrato i vari simboli che la storia di volta in volta ha dato al tricolore fino ad introdurre un ricordo personale ancora vivo, quando a scuola il suo insegnante gli ricordava che il rosso ci ricordava il sangue degli italiani caduti in guerra, il bianco la serenità e il verde la fertilità delle nostre terre.

       La mostra sul tricolore sarà visibile tutti i giorni a villa Coppetti di Castelbellino, dalle ore 16,30 alle ore 19,30, fino al  31 ottobre.

                                                                                                                     Marco Palmolella

 

  

 

La nostra agricoltura tra luci e ombre

Il presidente del Consorzio Tutela Vini, Doriano Marchetti: Puntare

su di un “Sistema Marche”, evitando le spinte eccessivamente localistiche

 

       Accrescere la notorietà dei vini delle Marche ad un livello più consono al massiccio salto qualitativo attuato negli ultimi anni e difendere le Denominazioni regionali dai nascenti tentativi di “clonazione”: sono questi i temi che hanno caratterizzato il convegno su “Vino e Territorio” recentemente tenutosi a Rosora.

       “Siamo in un frangente delicato – ha sottolineato Doriano Marchetti, presidente del Consorzio Tutela Vini -. Nelle Marche si ipotizza una diminuzione del 30 per cento delle imprese agricole nel medio periodo, soprattutto a causa di una forte presenza di realtà sottodimensionate rispetto alle esigenze del moderno mercato globale. La nostra agricoltura sarà competitiva se saprà organizzarsi in movimenti associativi efficienti.

        “Non bisogna frammentarsi in ulteriori denominazioni ma puntare su di un sistema Marche evitando spinte eccessivamente localistiche. Attualmente il nostro Consorzio rappresenta l’80 per cento dei produttori e garantisce al comparto una solida tutela della qualità e dell’immagine dei nostri vini. Tanto più fondamentale alla luce della normativa che dal 2005 imporrà la tracciabilità dei prodotti agroalimentari”.

       Posizioni condivise dal presidente dell’Assoenologi delle Marche, Alberto Mazzoni, che ha ricordato “l’urgenza di blindare le Denominazioni dei vini regionali per scongiurare il pericolo di trovarci con altri verdicchi o simili provenienti da altre zone d’Italia e dell’estero”.

      “Purtroppo – ha affermato Gianluigi Calzetta, presidente Assivip – i nostri vini non godono ancora di una notorietà proporzionale all’altissima qualità raggiunta: dato che costituisce un notevole rischio poiché impedisce ai nostri vini di spuntare quotazioni consone sui mercati”.

        A concludere l’incontro l’assessore provinciale alle Politiche Agricole, Raffaele Bucciarelli, il quale ha rimarcato con forza il ruolo dell’associazionismo tra produttori come via del successo sui mercati. Un associazionismo che, come si è evinto anche nell’incontro di Rosora in merito all’istituzione dell’Istituto Marchigiano Tutela Vini, incappa ancora nelle perplessità dei piccoli e piccolissimi produttori.

                                                                                                                             Andrea Brunori

 

 

 

 

 

 

 

Festeggiato il maestro Cavallaro

 

       Per nove anni direttore artistico del teatro Pergolesi, al termine del suo incarico il maestro Angelo Cavallaro è stato festeggiato il 22 ottobre nella sede della Banca delle Marche, sponsor ufficiale di tutte le Stagioni Liriche jesine. Oltre a riconoscere come la riscoperta della civiltà musicale marchigiana abbia conferito un segno di assoluta originalità alle iniziative che in questi anni egli ha formulato per il Pergolesi, nell’incontro è stato rimarcato come il maestro Cavallaro abbia contribuito alla crescita artistica e culturale della Stagione jesina, di conseguenza anche al prestigio della Banca delle Marche da cui le manifestazioni sono state sempre sostenute.

       Il direttore artistico, intervenuto con il prof. Michele Mirabella ritornato, a suo dire, molto volentieri a Jesi quest’anno per la regia de “L’Elisir d’amore”, ha auspicato che in futuro il lavoro da lui svolto possa proficuamente essere proseguito. Lo attendono ora impegni in qualità di direttore d’orchestra e altri in cui avrà di nuovo accanto Michele Mirabella. Non mancherà però di essere presente ai prossimi spettacoli della Stagione lirica in corso.

       Con i ringraziamenti sono stati consegnati ad entrambi medaglie commemorative, volumi della storia e delle stagioni teatrali del Pergolesi e altre pubblicazioni che illustrano le attività della Banca delle Marche, da questa stessa edite.

                                                                                                                    a.f.c.   

 

 

 

Concerto d’organo a Santa Maria del Piano

 

       Anche quest’anno a Santa Maria del Piano, nell’ambito della festa parrocchiale, si è svolto, giovedì 7 ottobre, un concerto d’organo eseguito dal giovane e qualificato Paolo Tarsi. La serata, promossa dall’Associazione Organistica Vallesina, guidata dal direttore artistico Fabiola Frontalini, è stata inserita nel programma della rassegna “Suoni dal Passato”, giunta alla sua decima edizione.

       Il piacevole ed interessante appuntamento con la musica è stato senz’altro una buona occasione per apprezzare un gradevole repertorio di autori italiani e stranieri che spaziava dal XVI al XIX secolo: Jie Menez, Samuel Scheidt, Tarquinio Merula, Gaetano Valerj, Suor Maria Eletta Pierandrei, Giovanni Battista Pescetti, Giovanni Morandi e Luigi Vecchiotti. Esso ha consentito, inoltre, di riscoprire ed ascoltare le qualità sonore del settecentesco organo di Santa Maria del Piano, organo di scuola marchigiana, di rilevante importanza, in quanto ha un’illustre storia legata al compositore Gaspare Spontini che apprese le prime nozioni musicali proprio servendosi di questo strumento.

      Al termine dell’esecuzione, all’organista è stato offerto in omaggio un libro di partiture per organo scritte da un compositore locale vissuto nell’Ottocento. In seguito, agli spettatori, guidati da Giacomo Cardinali, è stata data la possibilità di visitare la cripta della chiesa ove si trovano reperti di particolare interesse storico e culturale.

 

                                                                                                                     Gino Candolfi

 

 

 

Riflessioni di una giovane

 

       Restiamo in lutto. Un lutto silenzioso. E’ tempo di cordoglio, è tempo di lacrime, e il tempo ormai non è più nulla. I bambini ci guardano, i bambini ci interrogano. Guardano le immense desolazioni delle nostre metropoli, guardano i nostri vestiti, guardano in noi e non trovano cuore né protezione.

      In noi non vedono educatori o genitori ma sfruttatori e tiranni e allora ci sono bambini che ci guardano da un sito per pedofili o da dietro un cartello con scritto “Ho fame”. Dicono. Oppure ti guardano, certi bambini da dietro un kalashnikov e ci sono altri bambini che rubano o che vendono droga.

       Ci sono bambini che muoiono per il deficit dei loro paesi, ce ne sono altri che muoiono per via di una “guerra santa”. Ci sono bambini che muoiono per le percosse dei grandi, quelli che muoiono come a Bezlan …. e muoiono … e li chiamiamo bambini?! …

       Sì, è tempo di lutto … abbiamo ucciso degli innocenti veri, li abbiamo violentati, ricattati, ingannati e ora c’è il lutto … rimaniamo in silenzio … rispettiamo almeno la loro morte … se non siamo riusciti a rispettare le loro vite …

 

                                                                                                                              Rachele Mancinelli

 

 

Alla scoperta delle Marche

 

     Sat 2000, il network radio televisivo via satellite dei cattolici italiani, trasmetterà un ciclo di quindici documentari alla scoperta delle Marche, una regione che si rivela un museo diffuso con significative testimonianze del rapporto tra opera d’arte, storia e fede. Dal 1° novembre andranno in onda i documentari, dal lunedì al giovedì, alle 13,30 ed in replica alle 16,30 e alle 20,30.