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Anno
LIII - N°4 Sommario
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Settimanale di informazione
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Ci sono notizie che fanno “più notizia” delle altre e che ritornano sulle prime pagine dei giornali. Notizie che hanno avuto una grossa eco e sulle quale si torna a discutere. E’ successo con la notizia del giudice milanese Clementina Forleo che aveva assolto alcuni integralisti islamici sui quali gravava l’accusa di aver organizzato in Italia una specie di ufficio di collocamento per aspiranti kamikaze da impiegare in Iraq per far saltare in aria quanta più gente possibile. Poi è arrivata, martedì scorso, la sentenza del giudice di Brescia che ha ribaltato quella di Milano La sentenza milanese – lo ricordiamo tutti - era capitata proprio mentre stava rientrando dall’Iraq la salma del maresciallo italiano ucciso dai terroristi.. Il popolo italiano . con a capo il presidente Ciampi, piangeva la morte di un suo figlio ammazzato dai terroristi; era lo stesso popolo che poco prima aveva rimesso in libertà gli integralisti islamici fortemente sospettatiti di terrorismo. Sì, dobbiamo credere che sia lo stesso popolo dal momento che, se la formula non è cambiata, il giudice assolve o condanna “in nome del popolo italiano”. Non è pensabile, infatti, che esistano due popoli italiani. O forse sì? Se ce ne fossero due, dovremmo allora chiederci: a quale popolo appartieniamo: a quello rappresentato da Ciampi che rende omaggio alle spoglie del maresciallo vittima del terrorismo o al popolo italiano rappresentato dal giudice Forleo che assolve chi è accusato di armare il terrorismo? ***
A questo punto il solito uomo della strada ha le idee più confuse che mai. E magari non riesce più a distinguere se il guerrigliero è un boy scout in incognito con licenza di uccidere o un missionario laico che regala caramelle ai bambini e aiuta le vecchiette ad attraversare la strada.
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Domenica
6 febbraio – XXVII Giornata per la vita “Fidarsi della vita”
“La vita è un intreccio di relazioni e le relazioni richiedono
che ci si possa fidare gli uni degli altri”. Con
queste parole si apre il messaggio della Conferenza Episcopale Italiana
per celebrare la XXVII Giornata per la Vita, che prosegue: “Secondo una tendenza culturale diffusa, la vita degli altri, però, non è degna di considerazione e rispetto come la propria. In particolare non riscuote un rispetto sacro la vita nascente, nascosta nel grembo d’una madre; né quella già nata ma debole; né la vita di chi non ha i genitori oppure li ha, ma sono assenti e aspetta di averli col rischio di aspettare molto a lungo, forse addirittura di non averli mai. Così chi attende di nascere, rischia di non vedere mai la luce; e chi attende in un Istituto l’abbraccio di due genitori, rischia di vivere per tutta la vita con il desiderio di un evento che mai accadrà”.
La diffusa cultura
dell’individualismo fa venir meno la fiducia indispensabile per
accogliere e valorizzare la vita, fino a causarne, con l’aborto, la sua
negazione. “C’è il bambino non ancora nato, icona e speranza di
futuro: entrare in relazione con lui, considerandolo da subito ciò che
egli è, una persona, è la più straordinaria avventura di due
genitori”.
Sono molte le situazioni che a
volte spingono alla tragica scelta della negazione della vita, tra queste
la povertà, la solitudine, l’insicurezza; situazioni che rendono
complice la società, “cieca nei riguardi dei bisogni delle
persone e insensibile al rispetto del figlio e della madre.
Anni di esperienza inducono a
ritenere che la via maestra per vincere la cultura dell’individualismo,
ma anche per superare la fragilità che durante una gravidanza può
nascere dalla paura di non farcela, consiste nel fare compagnia alle madri
in difficoltà, aiutandole a capire che gli altri esistono, ti aiutano,
non ti lasciano sola e portando assieme a te il tuo peso, lo rendono
sopportabile, fino a farti scoprire che non di peso si tratta, ma della
gioia più grande”. Il Consultorio “La Famiglia” (piazza Federico II, 8 Jesi, tel. 0731.64464, e-mail cpfamiglia@elitel.biz), tramite Consulenti Familiari volontari, professionalmente e specificamente preparati, offre gratuitamente una “relazione di aiuto” che valorizza la persona stessa, il suo potersi chiarire, la sua responsabilizzazione e la ricerca di soluzioni maturate dal di dentro. Il messaggio della Cei prospetta inoltre un’altra situazione che chiama ugualmente in causa l’atteggiamento di fiducia nella vita perché la reclama: l’affido e l’adozione. Sull’affido, un’Operatrice del Consultorio tratta in modo approfondito e concreto in altra parte del giornale. Tutelare la vita umana fin dal suo inizio ed essere disponibili per l’affido, cioè per un’esperienza di volontariato e solidarietà, sono modi concreti per rispondere al messaggio della XXVII Giornata per la Vita.
Siro
Borocci (Presidente del C.P:F.)
Luigi Bartolini in una lettera al nostro giornale “Non
sono mai stato ateo”
Illustre Direttore, La prego pubblicare, sotto la mia responsabilità, la seguente dichiarazione: Se la “canea di sinistra” non si fosse fatta eco di una inopportuna (non che contraddittoria) dichiarazione del prof. Sante Ciancarelli riguardante la nota miracolosa mia guarigione, io avrei taciuto. Ma la verità, circa la dichiarazione del prof. Ciancarelli, è la seguente. Ho in mano (rilasciatomi dalla clinica Villa Angela, diretta dallo stesso Ciancarelli) il seguente documento, (a firma del medico analista ed in data 19 agosto 1955): “Esami chimici, sierologici, microscopici dell'analisi del sangue di Bartolini Luigi: azotemia gr. 0,24 glicemia gr.1,29”. Ossia che la mia glicemia non era affatto quella di un malato di diabete giacché la glicemia di una persona sana è quella di gr. 1,10. Fu dunque perciò che dal 19 agosto al 2 settembre non mi venne praticata alcuna iniezione di insulina. Quando poi entrai nella clinica e nei tre giorni della mia degenza, prima della miracolosa guarigione, mi vennero praticate sei (dicasi soltanto sei) iniezioni di insulina. Testimone può essere la suora orsolina che me le praticò. Inoltre il Ciancarelli ha dichiarato che la mia febbre (nei tre giorni di degenza in clinica) era altissima e che perciò "io vaneggiavo" quando mi raccomandavo a S. Francesco. Non è minimamente vero che la mia febbre era altissima e di ciò testimoniano le due persone della mia famiglia che amorosamente mi assistettero giorno e notte nella clinica, alla stanza n. 37. Esse possono dichiarare che io non avevo neppure un grado di febbre giacché il termometro misurava 36,6 e 36,5. In quanto poi ad un tale che ha scritto contro di me, che avevo bisogno del miracolo di San Francesco per trovare editori e collaborazioni (in altre parole “per arrampicarmi”) tutti sanno che di editori né ho avuti sempre a sufficienza: prova ne siano i trenta volumi che già sono nella mia attività di scrittore, mentre due nuovi libri “La caccia al fagiano” (editore Vallecchi) e “Castelli romani ed altre passeggiate domenicali” (editore Cappelli) stanno per pubblicarsi, avendoli io già consegnati ai rispettivi editori sei mesi innanzi alla mia dolorosa caduta e come ripetiamo alla mia miracolosa guarigione. È superfluo aggiungere che io mai sono stato ateo né mai ho appartenuto ai partiti di sinistra. Del resto, massoni socialisti e comunisti, gazzettai da dozzina, molto avrebbero da apprendere (d’umanità vera) se leggessero i “Fioretti” del Santo che mi ha miracolato in ultimo e ritornando al prof. Ciancarellì è da tenere presente che l’altro medico mio curante, il chiarissimo prof. Amedeo Piccinelli ha già abbondantemente dichiarato (in giornali e riviste) di non essere della opinione (materialista) del prof. Ciancarelli, e di ritenere che l’improvvisa mia guarigione è da considerarsi (come io la considero) un miracolo di S. Francesco d'Assisi. La ringrazio, illustre sig. direttore per la pubblicazione della presente mia lettera e la ossequio. Dev. mo Luigi Bartolini
La situazione in Indonesiadopo il maremoto-terremoto
Padre Angelo Cappannini, missionario saveriano in Indonesia, ci
aggiorna sulla situazione nell’isola dopo il maremoto – terremoto del
26 dicembre scorso: Il ministero per gli Affari sociali del governo indonesiano, il 12 gennaio ha comunicato i seguenti dati circa le vittime in Indonesia del terremoto-maremoto del 26 dicembre scorso: morti nella provincia di Aceh: 106.523; morti nella provincia di Sumatra Nord (a cui appartiene anche il Nias): 261 (di cui 227 a Nias). Nelle due province i dispersi sono ancora circa 15 mila e gli sfollati 690.800. Il presidente, Susilo Bambang Yudoyono, ha chiesto che si faccia ogni sforzo perché in breve tutti i morti siano sepolti. Continuano i soccorsi per l'emergenza con l’aiuto dei mezzi pesanti e degli elicotteri messi a disposizione da alcune nazioni straniere. Il governo locale riprende a funzionare con difficoltà, anche a causa dei numerosi morti tra le file delle amministrazioni locali. Alcuni paesi sono raggiungibili solo via mare o con elicottero per cui la distribuzione dei generi di prima necessità in queste zone è particolarmente difficile. Utilissimi sono risultati i grandi depuratori dell’acqua potabile fomiti dalle nazioni straniere. Il servizio sanitario è svolto da personale nazionale ed internazionale con ospedali da campo. Il governo nazionale e quello locale stanno facendo un grande sforzo perchè la scuola possa riprendere il più presto possibile sia nei campi profughi che nei vari villaggi. Il problema più grosso è quello degli edifici distrutti e della sostituzione dei maestri morti nel maremoto. Riguardo l’aiuto ai bambini rimasti orfani gli orientamenti sono che possibilmente vengano adottati da gente del posto, per l’uguaglianza della cultura e che pratichino la stessa religione, per superare più facilmente lo schok subito; i bambini e ragazzi al di sotto dei sedici anni provenienti dalle zone disastrate non possono lasciare l’Indonesia, per evitare fenomeni di compra-vendita dei minori. La polizia è invitata dal governo a vigilare in questo settore. Le diocesi di Medan e Sibolga, a cui appartengono le zone disastrate, stanno facendo programmi per la ricostruzione dopo l’emergenza, da applicare in collaborazione con il governo locale. Il problema è abbastanza delicato, perché potrebbe far sorgere sospetti di “azione dì cristianizzazione tramite l'aiuto” specialmente in Aceh . Si stanno formulando i progetti per la costruzione di edifici scolastici e case con la fornitura degli elementi indispensabili (fornello a petrolio, piatti, pentole, stuoie, sedie, biancheria indispensabile, ecc.); la riparazione di case danneggiate; la fornitura di sementi, fertilizzanti, piccola attrezzatura e piccoli mezzi di trasporto dei prodotti per la ripresa dell’agricoltura; la fornitura di barche e reti per la pesca; l’organizzazione dei poliambulatori e la predisposizione di protesi e terapie di riabilitazione per gli handicappati; il sostegno finanziario ai profughi, fino a quando avranno dimora stabile, la loro partecipazione a corsi di preparazione professionale; la ricostruzione di chiese, cappelle, moschee e mushollah e la fornitura dei libri e di altri oggetti necessari al culto . I bambini in età scolare e le loro famiglie saranno sostenuti con programmi di adozione a distanza e dotati dei materiale scolastico Noi missionari saveriani siamo disposti a fare da intermediari tra i comitati delle diocesi interessate al disastro (Medan e Sibolga) e quanti volessero servirsi di noi perché l’aiuto vada a buon fine.
Padre Angelo Cappannini
Oscar dall’Argentina
Una e.mail da Oscar Rossetti datato 27 gennaio, ore 6,09
antimeridiane. Oggetto: dai Rossetti dell’Argentina con richiesta di
pubblicazione:
Signore Direttore, ho conosciuto il settimanale di informazion Voce
della Vallessina,
che ha portato di Iesi a Argentina zio Don Anselmo. Oggi ho letto
per internet quell'articolo che ha publicato sull'incontro dei
Tutto è stato maraviglioso e
ma per noi che abbiamo riscoperto il nostro reices. Un saluto pieno di rispetto a Mons.Oscar, vescovo de Iesi, por essere un po' il nostro vescovo per le origene de la famiglia. Un saluto per lei profesore Giuseppe Luconi, pieno di gratitudine, per il suo libro "Iesi, atraverso i secoli" che ho letto e mi ha aiutato a comprender la storia di Iesi, importantisimo per me. Un saluto affetuoso per tutti i Rossetti che discendenti di Carlo Rossetti, specialmente per i descindenti di Enrico Rossetti -famiglia di don Anselmo.Un saluto e abraccio a Juan Antonio Rossetti che ora vive nel Piemonte e che ha fatto possibile questo incontro. Dio conservi all'Italia. Dio conservi ad Iesi. grazie e cordiali saluti. Grazie per la sua atenzione signore direttore
Oscar
Rossetti -DNI 13382168- Rosario del Tala- Entre Rios – Argentina
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