Anno LIII - N°7
Domenica 27 febbraio 2005

Sommario

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Note di bioetica - L'eutanasia non è mai lecita

 
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Intervista a Pier Luigi Vigna, Procuratore nazionale antimafia

 

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Venite alla festa

 

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Contrappunti - Il futuro è di tutti

 

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La storia a fumetti - Nelle strisce la vita dell'imperatore svevo - Una iniziativa della Fondazione "Federico II"

 

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Esami con strani quiz - Chi ne sa di più?

Voce della Vallesina

Settimanale di informazione


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Note di bioetica

L’eutanasia non è mai lecita

 

       Ecco il caso di bambini o neonati affetti da gravi patologie o malati terminali. L'Olanda e la Gran Bretagna si sono dichiarate aperte alla eutanasia. Il Comitato Nazionale per la Bioetica ha espresso parere contrario (36 membri contrari, 4 favorevoli, uno astenuto). “Queste pratiche che non sembrerebbe scorretto qualificare come forme di eutanasia pediatrica, verrebbero poste in essere una volta ottenuta la legittimazione da parte di organi territorialmente competenti”.

       Va d’altra parte evitata ogni forma di accanimento terapeutico. L’interrompere l’accanimento terapeutico non deve mai essere occasione o pretesto per l’abbandono terapeutico. Ogni intervento di carattere intenzionalmente eutanasico nei confronti di minori non è lecito né bioeticamente, né giuridicamente.

       Inoltre, nel caso di eutanasia pediatrica, neonati e bambini non possono evidentemente prestare alcun valido consenso; essi perciò devono essere oggetto di particolarissime tutele: vanno difesi, come soggetti deboli, contro tutte le indebite e violente prevaricazioni che possono essere poste in atto nei loro confronti e che minacciano il loro diritto alla vita e alla salute.

       Dei quattordici assenti alla mozione del Comitato Nazionale della Bioetica, una parte si è dichiarata favorevole alla mozione, altri hanno indicato alcune perplessità. Sta diventando difficile difendere la vita umana?

                                                                                                                   OS.

 

 

 

 

 

Intervista a Pier Luigi Vigna

Procuratore nazionale antimafia

 

I

       - Le possibilità d’incontro, di scambio e quindi le opportunità di comunicare oggi sono semplici, frequenti ed inevitabili. In questa nuova realtà planetaria come sono cambiate le organizzazioni criminali, come agiscono ora?

 

       “La criminalità, ormai da parecchi anni, ha assunto una dimensione transnazionale perché i beni, le cose che formano oggetto dei mercati illeciti provengono da un Paese attraversano territori d’altri Paesi fino a giungere a quello di destinazione. Questo avviene per varie tipologie di beni che vanno dai rifiuti alla droga, alle armi, agli stupefacenti, ai tabacchi e purtroppo anche agli esseri umani”.

 

       - L’uomo quindi diventa oggetto…come avviene la sua mercificazione?

 

       “Gli esseri umani sono trasferiti con minaccia, violenza, inganno allo scopo di sfruttamento pecuniario e questo s’inquadra nel delitto di tratta d’esseri umani. Tratta che vuol dire per l’appunto il trasferimento forzato o ottenuto con l’inganno di un soggetto, anche minore, da un paese all’altro”.

 

       - Gli scopi di questo traffico?

 

       “Può essere il lavoro, lavoro nero. Può essere lo sfruttamento sessuale ma può essere anche il trapianto d’organi. La nostra legge penale ha descritto nuovamente il delitto di tratta d’esseri umani e fra le finalità della tratta ha previsto anche il trapianto d’organi prescrivendo una sanzione particolarmente forte che supera i venti anni di reclusione. Tenga presente che proprio questo delitto, insieme a quello di riduzione in schiavitù, di vendita o acquisto di schiavi, dal 2003 è diventato un delitto di mafia del quale si occupano non più tutte le Procure della Repubblica, ma le ventisei Procure distrettuali coordinate dalla Direzione nazionale antimafia”.

 

       - Tutti i Paesi vietano e sanzionano il commercio d’organi…

 

       “…è evidente. E’ un punto pacifico”.

 

       - Allora, quali Stati sono interessati a questo traffico?

 

       “Per restare in una realtà più a noi vicina ricordo che nel 2000, a Roma, l’allora ministro degli Interni della repubblica di Moldova, in un convegno sulla tratta degli esseri umani organizzato dal ministero degli Interni italiano, denunciò il fenomeno del traffico d’organi. Due anni dopo conclusi un memorandum di cooperazione col Procuratore generale di quel Paese proprio perché da quel Paese venivano queste notizie allarmanti e perché da quel Paese esisteva un transito d’esseri umani, di donne prevalentemente, diretto in Italia”.

 

       - La Moldova è il Paese più povero d’Europa e tra una settimana, il 6 marzo, quel popolo andrà ad eleggere nuovi rappresentanti… ma a spingere un individuo a cedere un proprio organo, a vendere una parte di se stesso è la povertà oppure…

 

       “…penso che la povertà sia un grosso cane che ti prende alle gambe. Tenga presente che in certi paesi dell’Est non si giunge solo per povertà a vendere organi, si vendono anche bambini perché non si ha la possibilità di farli crescere”.

 

       - Entriamo, per un momento, in un discorso puramente teorico. Facciamo una supposizione. Un francese, un tedesco, un italiano o chi altri, a parità di povertà, come si comporterebbero?

 

       “Nelle nazioni dell’Europa occidentale penso che non ci siano povertà simili a quelle che ho visto nei paesi dell’Est. Penso forse…a parità di povertà, ammesso che vi sia o vi possa essere…no, non si comporterebbero in modo uguale”.

 

       - Perché nella “vecchia Europa” sarebbe diverso?

 

       “Per influenze di tipo culturale, di tipo religioso che questi cittadini hanno e che costituirebbero un ostacolo alla mercificazione del proprio corpo”.

 

                                                                                     Massimo F.Frittelli

(1 - continua)

 

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Venite alla festa

 

            Al Collegio Pergolesi di Jesi, ci si sta preparando per ricevere giovani da ogni parte, per vivere insieme una festa speciale. Il tema della festa è “ I giovani e Vittore Scheppers”.

            Il ritrovarsi sul Colle San Marco, già ricco della presenza di gioventù da più di un secolo, non desta meraviglia; gli alberi secolari che circondano tre ettari di spazio verde, sono testimoni delle grida e del vocìo dei giovani, grida ridenti e liete  che ancora rieccheggiano nell’aria; i rami frondosi, con il loro fruscio, pur oggi narrano gli eventi della vita che tanti giovani  hanno passato sul colle. Quei giovani hanno vissuto gli anni migliori della loro vita sul colle verde del Collegio Pergolesi, con educatori religiosi, i Fratelli di N.S.della Misericordia, dediti all’educazione attraverso l’insegnamento, lo sport, il teatro e il Cinema Famiglia.        

              Chi non ricorda poi i tornei di calcio, in particolare i tornei notturni in cui venivano coinvolti i rioni o i bar della città; erano modi di aggregazione e di promozione umana che hanno lasciato, nel tempo, sani ricordi e tanta gioia. Sempre grazie alla presenza dei Fratelli e alla vita feconda dell’Oratorio da loro diretto, i giovani       venivano da ogni parte della città per partecipare ai vari giochi sportivi, ai quali necessariamente seguiva l’insegnamento del catechismo, sotto la richiesta di tutte le parrocchie della città.

             Una grande attrazione per la gioventù era anche la bella sala cinematografica, sempre nel Collegio Pergolesi, dove ragazzi e ragazze, con le loro famiglie, si radunavano per un intrattenimento sano e morale. Quante persone, ora anziane, ricordano con gratitudine, e forse con un po’ di nostalgia, il collegamento e la cooperazione amichevole tra parrocchie, l’insegnamento del catechismo e i momenti gioiosi dell’uso del cinema, “agevolato”!

        L’esperienza decennale ha arricchito tanti giovani ed anche tanti Fratelli nel cuore dei quali, l’attenzione per la gioventù non è venuta mai meno. Ecco perché, per il secondo anno  consecutivo vogliamo che i giovani facciano un’esperienza diretta nel Collegio Pergolesi con i Fratelli di N.S. della Misericordia e che vengano a conoscere lo spirito di mons. Scheppers, loro fondatore.

              Vittore Scheppers era un grande sacerdote che, invaso dalla grazia di Dio, non la sperperò, ma da Essa si lasciò plasmare. Lo Spirito arricchì i suoi sentimenti ed illuminò la sua intelligenza, guidandolo a dedicare la sua vita  ai giovani del suo tempo che vivevano in serie difficoltà. Al giovane della società del tempo del sacerdote Scheppers, mancava  l’istruzione e l’educazione perché potesse vivere in modo dignitoso, e Vittore, con le sue opere di carità gli offrì la possibilità  di inserimento sociale.

            Ma come poté arrivare a tanto? Fondando una Congregazione alla quale attirò e coinvolse migliaia di giovani, di uomini e di donne preparati nella delicata arte dell’educare. I Fratelli di N.S. della Misericordia, consacrati al Signore, seguivano le orme del fondatore e arrivavano a portare la carità di Cristo, ai minori nel carcere, ai poveri abbandonati, ai senza tetto, ai malati, agli anziani ed agli emarginati.

           Vittore Scheppers, come Don Bosco, continua a vivere e a portare l’amore di Cristo ai poveri di oggi, attraverso i suoi figli spirituali e vuole arricchire la sua famiglia con tante anime belle e generose.

             Nell’incontro con i giovani, di domenica 6 marzo, ci saranno persone che daranno la loro ricca testimonianza di apostolato e di servizio. Oltre alle presentazioni, vi saranno inserimenti di canti, di gruppi musicali, di intrattenimenti che, sono certo, allieteranno questa giornata speciale, e daranno gioia di vivere e d’avervi partecipato.

 

                                                                              Fr. Lodovico Albanesi

 

 

 

 

 

 

Contrappunti

Il futuro è di tutti

 

       Il 16 febbraio sono entrate in vigore le norme del Protocollo di Kioto (firmato nel 1997 in Giappone) che obbligano i paesi industrializzati alla drastica riduzione, nel corso di diversi anni, degli inquinanti nell’atmosfera. Molte le nazioni (141) che lo hanno ratificato, compresa l’Italia. Altri come gli Stati Uniti non l’hanno fatto, sia per i costi che esso comporta che per obiezioni scientifiche. Sono i temi dell’ecologia e di un ambiente vivibile che dominano da tempo la riflessione sul presente e sul futuro del pianeta nella sua globalità e non solo.

       Anche le nostre città infatti, a causa delle polveri sottili, debbono sospendere con un certa frequenza la circolazione delle auto che risultano le prime imputate, rendendo per qualche giorno più respirabile l’aria. Si alternano così, con i loro discorsi e le loro analisi, tutte scientificamente - a loro dire fondati -, sia i catastrofisti sia gli scettici o gli ottimisti. I primi riescono ad avere più ascolto.

       Le catastrofi, come si sa, fanno più notizia sia quando avvengono sia quando sono annunciate, anche se poi non si verificano. Si ricorderà come negli anni Sessanta del Novecento, di fronte alla crescita demografica che l’umanità stava vivendo, di prevedeva che nel duemila la Terra non sarebbe riuscita a sfamare tutti gli abitanti allora presenti. La catastrofe prevista non si è verificata. Se c’è chi muore di fame, non è per mancanza di cibo ma per la non equilibrata  ed equa sua distribuzione.

        Di recente alcuni catastrofisti hanno accusato l’uomo anche dello tsunami che ha colpito il 26 dicembre il sud-est asiatico. Colpevoli magari gli uomini per non aver predisposto un adeguato sistema d’allarme, ma non per aver causato il terremoto a dieci chilometri di profondità nell’oceano. Altri, scettici sulle catastrofi annunciate, sono più ottimisti sul futuro e definiscono una “litania” logora il deterioramento ambientale che mette in forse l’esistenza stessa dell’uomo. Difficile far concordare anche con i dati della scienza le due posizioni.

       Non si può nascondere comunque una realtà: che l’uomo più che in passato sta inquinando il pianeta e l’aria che vi si respira. Il problema, di non facile soluzione, è quello di trovare un equilibrio tra lo sviluppo, la tutela dell’ambiente e la sua valorizzazione, l’equa distribuzione e fruizione delle risorse e la progettazione che assicuri un ambiente idoneo alla future generazioni. In mezzo, e forse elementi determinanti, ci sono l’economia, il denaro, gli interessi, che non guardano minimamente né l’uomo di oggi né quello di domani. Al denaro si è sacrificato e si continua sacrificare l’uomo.

       I termini del problema allora non sono solo scientifici, ma soprattutto etici e morali, direi quasi “religiosi”. Perché né l’uomo né la natura sono divinità destinate a rubarsi, più o meno clandestinamente e con reciproco discapito, offerte sacrificali, quasi fossero in concorrenza. Dovrebbero, o meglio, debbono operare in sintonia nella realizzazione di un futuro, mentre diventa presente, che li veda protagonisti equilibrati. Non sarà una passeggiata. Il catastrofismo allarmistico o lo scetticismo fiducioso infatti rendono di più.

        Non si può stare alla finestra e limitarsi a gridare, come non si può stare con le mani in mano. La riflessione è sul futuro. Di tutti. Si dovrebbe a tornare a leggere il saggio di Wolf-Dieter Marsch “Futuro” (Brescia 1972), dove l’autore “partendo dalla convinzione che tutte le previsioni tecniche si rivelano insufficienti per spiegare la complessa realtà del dimensione del futuro, sottolinea la necessità che tale dimensione abbia uno spessore etico”, convinti anche che “un altro mondo è possibile” (tema del fascicolo n. 5, 2004 di “Concilium”), perché come scriveva Simone Weil: “Il futuro non ci porta nulla, non ci dà nulla; siamo noi che per costruirlo dobbiamo dargli tutto, persino la vita”.

                                                                                                                                                Riccardo Ceccarelli

 

 

 

 

 

 

Una iniziativa della Fondazione “Federico II”

 

La Storia a fumetti

Nelle strisce la vita dell’imperatore svevo

 

       La Storia è "memoria", è "insegnamento", ma è soprattutto "racconto" di tante vicende compiute e accadute agli uomini per "sopravvivere", giorno dopo giorno, momento dopo momento, collettivamente e/o individualmente, sulle strade del mondo e/o tra le pareti della propria casa.

       Per i bambini del primo biennio elementare, la storia si identifica col tempo: è "quando mi addormento e poi mi sveglio che è subito giorno"; "quando gioco con gli amici e passa in fretta"; "quando faccio le cose che mi piacciono"; "è un momento che c'è, e poi non c'è più; "sono i ricordi belli e brutti"; "è un grande spazio"...

       Introdurre in questa visione della Storia/Tempo, un flusso di accadimenti e di avvenimenti apparentemente privi, per la loro distanza dal presente, di un nesso di causalità, razionalità e logicità - e pertanto difficili da ricordare, comprendere e interpretare - costituisce un'operazione complessa, che a volte purtroppo trasforma i bambini in spettatori passivi piuttosto che attori consapevoli della realtà in cui vivono e della sua storia.

      Recentemente si sta affermando l'idea di rappresentare con i fumetti segmenti di Storia, anche locale, con l'obiettivo di facilitare nei giovani studenti l'approccio a questa materia e il successivo studio, che risulterà tanto più proficuo quanto più si sarà riusciti ad interessarli e ad appassionarli ad essa. Un'idea che può costituire uno strumento di coinvolgimento e completamento anche per gli adulti.

       "Proporre un argomento di carattere storico, non sempre apprezzato dai più piccoli, in  una veste inconsueta, nuova, sicuramente meno fredda di quanto avviene nei manuali e nei testi scolastici" è lo spirito che anima l'iniziativa intrapresa dall'amministrazione comunale di Falconara Marittima assieme alla  Fondazione "Federico II Hohenstaufen" e che sarà attivata ai primi di marzo nelle scuole di Jesi.

       Nata  a seguito della pubblicazione su "Il giornalino 2003", di una storia a fumetti della vita, delle vicende e delle imprese dell'Imperatore della Casa di Svevia, l'iniziativa si concretizzerà nell'allestimento di una mostra che prevederà un incontro con un esponente dell'Ufficio Cultura del Comune di Falconara il quale illustrerà - si legge nel programma - "l'importanza del fumetto nella letteratura evidenziandone gli aspetti comunicativi e la letterarietà di contenuti, frutto del connubio vincente tra vignette e disegni da un lato e didascalie efficaci dall'altro".

        Un'esigenza tuttavia già avvertita e realizzata in precedenza nella nostra città: è dell'aprile del 1998 la prima pubblicazione a fumetti della "storia di Jesi", rappresentata dai disegni di Fabrizio Pasini, e animata da testi e sceneggiature di Giuseppe Luconi che abbiamo provvidenzialmente "catturato al volo" per un'intervista...

 

      “Storia di Jesi a fumetti”: di chi è stata l’idea?

 

       “Del quindicinale Jesi e la sua Valle. Proprio su Jesi e la sua Valle, ai tempi in cui ne ero direttore, sollecitato da più parti, avevo scritto e pubblicato, a puntate, la storia di Jesi, che poi raccolsi in volume. Decidendo di realizzare una storia di Jesi a fumetti, la nuova direzione di quella rivista ritenne evidentemente che potevo essere l’autore giusto”.

 

       Quali sono state le modalità e i tempi di realizzazione?

 

       “Poiché anche la versione a fumetti è uscita a puntate su Jesi e la sua Valle, era stato definito un piano che prevedeva il  numero delle puntate e quello delle “tavole” (pagine) per ogni puntata. Sulla base di questo piano, scrissi testo e sceneggiatura. Che poi consegnai a Fabrizio Pasini, il disegnatore al quale era stata affidata l’esecuzione delle illustrazioni”.

 

        In precedenza, erano state già messe a punto iniziative del genere riguardanti la storia, in particolare di Jesi?

 

       “No. Forse un pensierino ce lo avevo fatto io, ma molto prima, ai tempi del liceo artistico. Allora pensavo che mi sarebbe piaciuto diventare un disegnatore di fumetti. Da monello mi avevano affascinato i disegni dei “grandi” del fumetto: in particolare, gli americani Alex Raymond e Lyman Young e l’italiano Raffaele Paparella. A quel tempo, in una Storia di Jesi, avrei pensato di essere coinvolto semmai come illustratore, certamente non come autore del testo”.

 

       Se le chiedessero di realizzarne un’altra, cosa cambierebbe?

 

       “Ho in mente le illustrazioni della Storia d’Italia scritta da Enzo Biagi: penso che quella sia la tecnica più adatta”.

 

       Privilegerebbe sempre il fumetto in bianco e nero o opterebbe per quello a colori?

 

       “Senz’altro quello a colori. Il colore, se usato a giusta dose e in sintonia con il disegno, arricchisce l’immagine: è un valore aggiunto”.

 

       Non pensa che sia preferibile un fumetto che i bambini possano anche colorare?

 

       “Sì, ma in questo caso si dovrebbe pensare ad una edizione diversa, una storia scritta e disegnata pensando ai bambini. Sarebbe un modo efficace per invogliare i piccoli a conoscere la storia della loro città. Una iniziativa, anzi, da incoraggiare”.

 

       Lei, in quanto direttore di un giornale e quindi a conoscenza anche delle tante iniziative attivate nelle scuole, dovendo fare un confronto tra la storia locale appresa da lei, bambino, a scuola e la storia appresa dai bambini oggi, cosa le  manca di ieri e cosa le piace di oggi?

 

       “Non conosco molto dell’insegnamento scolastico. So per certo che nessun insegnante delle mie elementari ci lesse mai una pagina di storia locale. Mi risulta che oggi, invece, nelle scuole la storia locale è materia di studio e si fanno anche ricerche su tradizioni che vanno scomparendo”.

                                                                                    Paola Cocola

   

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Esami con strani quiz

Chi ne sa di più?

 

       Il laureato in materie letterarie che intende conseguire l’abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria è tenuto ad affrontare un laborioso esame che, se superato, gli permetterà di essere ammesso alle relative scuole di specializzazione (corsi Ssis). Per la preparazione a questa prova sono stati messi in commercio dei libri con test relativi alle specifiche materie d’insegnamento. Un ottimo sussidio didattico? Beh, a sfogliare e a leggere qua e là c’è di che dilettarsi.

       Ecco qualche esempio delle domande a quiz confezionate per i futuri docenti di indirizzo linguistico-letterario. Nello specifico riguardano grammatica, geografia, letteratura, storia:

“Che cos’è il glottokit?”

“Chi ha fondato il distribuzionalismo?”

“Da che cosa sono provocati i fonemi sordi?”

“Che cos’è il Bildungsroman?”

“Quando in un racconto la focalizzazione è zero?”

“Chi accompagna il giovane Siddharta verso i Samana?”

“In che anno il petrolio è stato estratto per la prima volta?”

“Che cosa prevedeva la cosiddetta Paulette?” (storia)

“Quando e dove venne firmato lo Start 1?” (ancora storia)

       E si potrebbe continuare. Il professore che ha insegnato per anni e che fortunatamente non è in ambasce come lo sperabondo candidato a questo è punto assalito da dubbi.

      Il primo riguarda una questione di carattere generale. Per anni in lungo e in largo si è criticato e contestato la scuola nozionistica. Ora c’è da chiedersi sotto quali specie d’insegnamento rientrano domande a quiz così stringate con risposte altrettanto strizzate. Non sembra ci si renda conto poi dell’impervia accessibilità di certi quiz a cui non studenti, né laureati, né già docenti e forse nemmeno il Ministro della Pubblica Istruzione, ma solo qualche specializzatissimo cattedratico  saprebbe rispondere.

       Si immagini infine che cosa potrebbe effettivamente accadere in una classe se l’insegnate si mettesse a spiegare che cos’è un glottokit, una Paulette o lo Start 1. Nel migliore dei casi gli alunni uscirebbero in massa dall’aula per andare a denunciare dal preside che al loro professore ha dato di volta il cervello; nel peggiore, prenderebbero allegramente l’insegnante a merendate.

       E per finire. Si è sempre ritenuto che rientrasse nelle fondamentali abilità di un docente suscitare interesse nell’alunno, instaurare con lui un dialogo costruttivo, ascoltarlo anche per intendere quali siano le sue aspettative e ad esse adeguatamente corrispondere. Ora c’è da chiedersi quale interesse possa essere suscitato dalle astruserie di una tale arzigogolata erudizione e quale profitto da essa docente e alunno possano trarre.

        C'è però anche chi fa altre maligne insinuazioni. Questi cavillosi quiz – dicono schiettamente-  non servono altro che a dissuadere gli aspiranti all’abilitazione dall’affrontare l’esame. Tanto incarichi e cattedre non ce ne sono.

 

                                                                                     Augusta Franco Cardinali