|
Anno
LIII - N°15
|
Settimanale di informazione
Scarica l'intero giornale in formato .pdf (circa 2 mb)
cittadino
benemerito La giunta comunale ha deciso di proporre al Consiglio comunale il conferimento della cittadinanza benemerita al Vescovo di Jesi, Padre Oscar Serfilippi, con la seguente motivazione: “Per aver caratterizzato il proprio servizio pastorale con uno stile di vita orientato al dialogo ed alla pace tra le varie componenti civili e religiose della città di Jesi e per aver dato impulso alla cultura e all’arte con numerose e durature realizzazioni”.
Vittore
Scheppers: fatti, non parole
Venerdì 22 aprile nella sala teatro del Collegio Pergolesi è stato presentato il libro “Works, not words”, traduzione in inglese curata da Maria Rota di “Fatti, non parole”, breve biografia di Mons. Vittore Scheppers scritta da Fernando Bea, giornalista della Radio Vaticana. Fratel Lodovico, direttore del Collegio Pergolesi, in apertura dell’incontro, ha presentato tutti i testi che sono stati scritti su mons. Scheppers, nato in Belgio nel 1802 e fondatore dei Fratelli di Nostra Signora della Misericordia.
Attualmente dei progetti messi in cantiere da mons. Scheppers sopravvivono solo le scuole, fra le quali ricordiamo, oltre a quelle gratuite fondate in Belgio, Canada, Argentina, Uruguay e Burundi, anche le due italiane di Roma e Busnago, a pagamento in quanto non sostenute economicamente dal nostro Paese. Nel corso del pomeriggio è intervenuta anche Maria Rota, insegnante, traduttrice e soprano lirico, vissuta per più di venticinque anni negli Stati Uniti e quindi padrona della lingua in cui ha tradotto la vita di mons. Scheppers, di cui si attende dalla Chiesa il riconoscimento della Beatificazione. “Il mio più grande desiderio, al momento, è quello di offrire a Papa Benedetto XVI il CD con canzoni sacre da me cantate”, ha affermato la Rota. Al termine dell’incontro, Claudia Santinelli e Veronica Praneoni, allieve della Scuola Musicale “G.B.Pergolesi”, hanno offerto un breve intrattenimento musicale eseguendo al piano rispettivamente musiche di Schubert e Chopin.
Cristina
Franco
ContrappuntiMagistratura
giudicante Non era trascorsa neanche un’ora, la sera del 19 aprile, dall’annuncio dell’elezione del card. Joseph Ratzinger a pontefice, Benedetto XVI, che il bravo giornalista della Tv nel corso del telegiornale chiedeva già “un giudizio” sul nuovo papa. Un “giudizio”, non un’impressione, un parere, un’emozione, un approccio, un sentimento, un pensiero. Un “giudizio”, punto e basta. Non è comunque la prima volta. Siamo chiamati a giudicare su tutto e su tutti. Siamo diventati un popolo di giudici. Emettiamo sentenze, non diamo pareri. Non ci sono argomenti che non siano oggetto dei nostri giudizi. Ci hanno abituato così ormai. Sentenze che non passano per i diversi gradi: sono subito definitive. Spesso di condanna, poche di assoluzione o quelle che impongono una istruttoria più approfondita. La stampa ed i suoi operatori hanno avuto un ruolo non indifferente, credo, a promuovere questo sentirsi magistrati su ogni materia: tuttologi del giudizio pronto e definitivo, dallo sport alla politica, dalla religione alla morale, dal vicino di casa al papa. Ciascuno di noi ha, deve avere e formarsi, un suo pensiero solido e maturo, una risonanza interiore di fronte agli eventi, una sensibilità personale, un’opinione, una convinzione, delle idee. Da queste è ovvio che si possono formare “giudizi”, ma emetterli così, su due piedi, senza quelle premesse accennate che non sempre ci sono, mi sembra presunzione e fortemente temerario. Sono “giudizi” che riflettono il proprio - qualche volta unico e miope - punto di vista che diventa assoluto, sentenze insomma irreformabili. Giornalisti, politici, sindacalisti e intellettuali, ci hanno arruolato un po’ tutti in quella che è, a tutti gli effetti e siamo diventati, una magistratura giudicante. Lo denota e ne fa fede il linguaggio usato. Chi non ha ascoltato il politico che “condanna” solennemente le opinioni o le prese di posizione del collega o avversario? Non esprime un parere diverso o contrario - del tutto legittimo - per un dialogo ed un confronto; no, emette una “condanna” in modo chiaro e tondo e ripetuta anche, affinché tutti capiscano di che giudizio si tratti e da quale scranno o autorità provenga. Così il sindacalista e l’intellettuale il cui mondo spesso è un rigirarsi su se stesso, su un piedistallo autocostruito dal quale provengono sentenze sull’universo intero. Abilitazione che si crede di avere magari non appena si è avuta una targa di riconoscimento o una tessera. Quelle di partito sono più abilitanti. L’uso corrente della parola “giudizio” ormai, come dice il “Dizionario” del De Mauro, è quello di “esprimere un’opinione, una valutazione”. Verissimo; spesso comunque diventa una valutazione esclusiva e totalizzante, una sentenza a tutti gli effetti che decide il bello e il brutto, il buono e il cattivo, il giusto e l’ingiusto, senza attendere verifiche e confronti. Manca non di rado l’umiltà di avvicinarsi ai problemi o alle persone con la capacità di ascoltare, di vedere, di soppesare, di capire. Il criterio del “giudizio” non è il confronto con un valore o con una verità - seppure faticosamente cercata - , ma è spesso un “pregiudizio” legato al proprio piccolo mondo con le sue categorie diventate così un altrettanto “piccolo assoluto” ed unità di misura. Di questa entità sono i “giudizi” e le “sentenze” che vanno per la maggiore, che fanno rumore, che si chiedono e di danno con tanta superficialità e che non reggono alla prova della verità né tanto meno a quella della storia. Con buona pace di Franco Grillini, Marco Cappato, Gigi Malabarba o Daniele Capezzone e dei loro “giudizi” su Benedetto XVI, della cui statura di vero intellettuale, di teologo, di uomo di fede e di pontefice la storia se ne farà carico e testimone, mentre su di loro, e non solo, e sui loro “giudizi” si stenderà un pietoso e fitto velo di polvere e di oblio.
Riccardo Ceccarelli
Le sculture di Annibali Si è conclusa giovedì 28 aprile la mostra dello scultore Paolo Annibali, allestita da “Noi Cultura” alla Salara del Palazzo della Signoria. Collocata all’entrata, quasi ad accogliere i visitatori, la statua della Vergine protesa verso l’Uomo, con una parte del mantello chiusa, come per proteggere i bisognosi che in Lei trovano rifugio; e l’altra parte, aperta, accompagnata dal suo sguardo che insegue chi ne esce …
Raccolte in un piccolo vano creato con un abile gioco di tende e paraventi, appoggiato dalla complicità delle colonne, hanno trovato posto alcune opere di soggetto “profano”, nelle quali l’autore si esprime con un linguaggio più statico. Interessanti le due statue “Eroi di pace 2005” , in bronzo dipinto, che il 18 maggio, presso il Palazzo San Michele di Roma, saranno consegnate, alla presenza del ministro ai Beni Culturali, al comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, generale Gottardo, in ricordo delle vittime di Nassirya. Molto belle anche le statue di terracotta dipinta, che ritraggono giovani donne e uomini in particolari atteggiamenti legati sia a piccole abituali azioni quotidiane, sia a momenti di intensa meditazione.
Paola Cocola La mostra di Annibali Si è conclusa giovedì 28 aprile la mostra dello scultore Paolo Annibali, allestita da “Noi Cultura” alla Salara del Palazzo della Signoria. Collocata all’entrata, quasi ad accogliere i visitatori, la statua della Vergine protesa verso l’Uomo, con una parte del mantello chiusa, come per proteggere i bisognosi che in Lei trovano rifugio; e l’altra parte, aperta, accompagnata dal suo sguardo che insegue chi ne esce …
Raccolte in un piccolo vano creato con un abile gioco di tende e paraventi, appoggiato dalla complicità delle colonne, hanno trovato posto alcune opere di soggetto “profano”, nelle quali l’autore si esprime con un linguaggio più statico. Interessanti le due statue “Eroi di pace 2005” , in bronzo dipinto, che il 18 maggio, presso il Palazzo San Michele di Roma, saranno consegnate, alla presenza del ministro ai Beni Culturali, al comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, generale Gottardo, in ricordo delle vittime di Nassirya. Molto belle anche le statue di terracotta dipinta, che ritraggono giovani donne e uomini in particolari atteggiamenti legati sia a piccole abituali azioni quotidiane, sia a momenti di intensa meditazione.
Paola Cocola
|
||||||||