Anno LIII - N°18
Domenica 22 maggio 2005

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Piero Grizi - L'arte per l'arte - Tra i più valenti artisti dell'Ottocento

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La libreria riscoperta e restaurata

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Il diritto per tutti ad una vita dignitosa - Convegno

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Un quadro storico poco noto - Federico II e il quadro di Arles

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Poggio San Marcello - Costruiamo un ponte di solidarietà

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Concorso fotografico - I fiori, il borgo, la festa

Voce della Vallesina

Settimanale di informazione


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Piero Grizi

L’arte per l’arte

Tra i più valenti artisti dell’Ottocento

 

       Non cercò in vita fama, onori e gratificazioni Piero Grizi. Sono stati i suoi eredi che, a distanza di quasi trent’anni dalla sua scomparsa, hanno ritenuto fosse giusto portare alla luce e riconsiderare l’opera di questo pittore jesino e riconoscerne l’importanza. Nella sua città, dove era nato nel 1885, non esisteva che un suo quadro, depositato presso la Pinacoteca: il ‘Ritratto della madre con violette’. Tutta la sua produzione era in mano degli eredi. Comprensibile perciò qualche diffidenza suscitata un anno fa ad una prima presa di contatto con la dott.ssa Mozzoni, direttrice della Pinacoteca stessa, con gli esperti, con le autorità comunali. Poi, poco a poco, un esame accurato delle sue opere sempre più chiaramente ha rivelato Piero Grizi come uno dei più valenti e rappresentativi artisti marchigiani del ‘900.

       Proveniva da un’antica famiglia nobile che annoverava già non pochi personaggi di spicco. Trasferitosi giovanissimo a Roma , Piero Grizi visse a lungo lontano dalla sua città natale, con la quale mantenne però sempre un tenace legame d’affetto. “Riservato, cortese, un po’ introverso, poco incline all’autocelebrazione”. Così oggi lo descrivono, ed è affermazione attendibile e provata dal fatto che solo una ‘personale’ egli allestì nella capitale: a settantadue e lontano dagli entusiasmi giovanili. Divise la sua vita tra gli impegni concreti, imposti dalla gestione del suo patrimonio e dalla cura della sua famiglia (ebbe cinque figli), e un interesse genuino per l’arte: non solo per la pittura, ma anche per la scultura e la poesia.

       L’arte del dipingere era stata in parte ereditata da sua madre. Fu suo padre però che gli permise di coltivarla iscrivendolo all’Istituto delle Belle Arti di Roma. La sua educazione fu completata da altri studi: lettere classiche e lingue straniere, la pratica di discipline sportive come la scherma e l’equitazione, le frequentazioni di importanti ambienti artistici anche d’oltre frontiera. Non furono facili i tempi della giovinezza: la prima guerra mondiale, alla quale partecipò, fu il primo degli eventi tormentati della storia del ‘900 che si trovò a vivere.

        Una istintiva curiosità speculativa lo spinse a interessarsi di tutte le correnti pittoriche del suo tempo anche le più avanzate come l’astrattismo e il futurismo. Sembra esserne escluso il simbolismo, forse lontano dal suo temperamento più dinamico e concreto che fantasiosamente attratto dal trascendente. ”L’arte di Piero Grizi nasce con l’impressionismo e muore con la pop art”, ha osservato la dott.ssa Mozzoni. Così infatti appare nella mostra antologica a lui dedicata. Le opere esposte non sono tutte datate, il che rende difficile la comprensione dello sviluppo della sua maturazione artistica, ma l’impatto visivo è emozionante anche se i soggetti rappresentati appartengono prevalentemente alla quotidianità.

       Sono paesaggi marchigiani, nature morte, personaggi che facevano parte dell’entourage familiare. Ma l’artista ‘mira subito al cuore’. Il tratto è netto, deciso, a volte tagliente e drammatico: intensi sono i contrasti cromatici, forte e immediata l’energia creativa che se ne sprigiona. Una valutazione a parte meritano i ritratti per i quali hanno spesso posato i suoi bellissimi figli e i familiari, o gli autoritratti. Ogni soggetto è reso senza leziosità, compiacimenti, infingimenti; che sia una bambina dai lineamenti di bambola, un neonato con il broncio, il viso rugoso di una mendicante o quello di suo figlio giovinetto, di suo padre, di sua madre o il suo. L’anima trasparisce dagli sguardi: occhi seri o ridenti, pensosi o stanchi, fieri o dolci, acuti o indagatori.

       C’è altro da scoprire: le sue sculture, le argute caricature, le tecniche diverse usate sempre con perizia; anche la valenza etica dell’opera di un pittore che amò veramente ‘l’arte per l’arte’

 

                                                                              Augusta Franco Cardinali

 

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Sabato 21 conferenza

sulla scaffalatura dei Pianetti

 

La libreria riscoperta

e restaurata

 

      Sabato 21 maggio, alle ore 18,  nella Sala Maggiore del Palazzo della Signoria, si terrà la conferenza “La libreria riscoperta e restaurata” in cui verrà presentato il restauro della settecentesca scaffalatura lignea della Biblioteca Pianetti. Abbiamo incontrato il direttore della Biblioteca Planettiana, dott.ssa Rosalia Bigliardi, alla quale abbiamo chiesto:

            - Un impegno importante del Comune di Jesi ed in particolare della Biblioteca stessa, per recuperare una parte della storia di Jesi: può raccontarci qualcosa di questo lavoro?

 

      “Tutto è nato quando nel febbraio del 2001 Marco Cercaci, allora assessore alla Cultura del Comune, ritrovò elementi lignei e di pregio ammassati in un vano poco accessibile di una cantina del centro storico e ben presto si rese conto che si trattava di materiale riconducibile alla antica libreria che la famiglia Pianetti aveva fatto costruire per accogliere degnamente la donazione dello zio, monsignor Giuseppe Pianetti.

       “Tale materiale, deteriorato ed in parte rovinato dal tempo e da un antico uso in locali umidi, non solo richiedeva un consistente intervento di restauro, volto a consentirne una corretta conservazione, ma poneva anche problemi legati alla ricostruzione delle parti mancanti e quindi ad un suo completamento, tale da poter offrire non solo una funzione di effettivo utilizzo come libreria, ma anche di ricomposizione con quelle parti che da tempo erano conservate all’interno del Palazzo della Signoria: i numerosi cartigli a foglia d’oro rimasti nelle soffitte e le due grandi pale esposte nella Sala Maggiore.

       “Dato l’elevato costo dell’operazione di restauro nel suo complesso fatta da alcuni esperti del settore, si è deciso di intervenire gradualmente, dando il via dapprima al restauro dei pilastri, e poi via via procedendo a completamenti che alla fine hanno portato a mostrarne, per quanto possibile, l’antico splendore. L’intera operazione è stata affidata alla ditta Nuova Sari s.n.c. di Polcri e Bencini di Firenze, ditta che aveva alle spalle lavori di grande prestigio e rilievo, sotto la supervisione della Soprintendenza ai Beni Artistici di Urbino.

       “La splendida libreria settecentesca è stata poi collocata nella Sala Maggiore del Palazzo della Signoria, dove sarà possibile ammirarla in tutta la sua bellezza. Infine  si è voluto realizzare una pubblicazione che desse ragione delle scelte operate, dell’impegnativo lavoro di restauro e dei risultati raggiunti”.

 

          - Questa iniziativa, che rientra nel programma della Settimana dei Beni Culturali promossa dal Ministero, è all’interno di un altro evento significativo quale la “Collectio Thesauri: dalle Marche tesori nascosti di un collezionismo illustre”: dunque una costante opera della Biblioteca che si rivolge non solo alla città di Jesi ma anche oltre.

 

       “La Collectio Thesauri si è rivelata uno dei più significativi eventi regionali degli ultimi decenni volti a focalizzare il patrimonio e le risorse culturali offerte in particolare dalla Biblioteche storiche, originatesi o segnate particolarmente da fondi librari voluti da collezionisti che hanno marcato con la loro impronta culturale il valore di quelle che oggi sono le più importanti biblioteche storiche marchigiane.

       “I volumi che costituiscono l’imponente catalogo ben esplicitano la passione libraria di questi bibliofili e la vasta gamma dei tesori che nel loro insieme ci danno conto della cultura della nostra regione; la antica libreria Pianetti ne offre in questo senso un paradigma esemplare e completo, con i suoi fondi librari, archivistici e non da ultimo con la splendida libreria restaurata, che la stessa Regione Marche ha contribuito a restaurare e valorizzare, esponendo in mostra un modulo della antica libreria a dimostrazione dei primi risultati raggiunti.

        “Ma la ricaduta di questo evento sulla nostra città ha anche portato ad una valorizzazione dello Studio per le Arti della Stampa, sede di una sezione della Collectio Thesauri tutta dedicata alla storia della tipografia nelle Marche. Un intero volume è stato dedicato dalla Regione allo studio ed alla messa a fuoco delle opere più significative realizzate dagli stampatori che hanno operato nella nostra regione, che vanta nomi eccellenti quali il Petrucci, il Soncino, ecc.; con alcuni bibliotecari abbiamo potuto per la prima volta compiere una prima mappatura di quest’arte nelle varie province delle Marche e porre le basi di una ricerca che si dovrà sviluppare anche in seguito, per offrire un originale contributo alla lettura della storia e della cultura della regione”.       

 

         - Quali altri soggetti hanno partecipato al progetto di restauro e quale è stato il loro coinvolgimento?

 

       “La concretizzazione piena di questo restauro, completamento e valorizzazione della antica libreria Pianetti, è stata resa possibile grazie alla sinergia ed al concorso di enti ed Associazioni, che hanno accolto il progetto ed hanno contribuito in maniera significativa alla sua realizzazione. Il restauro nella sua prima tranche ha goduto di finanziamenti erogati dalla Provincia di Ancona alla Planettiana in base ad una legge regionale per la ristrutturazione degli spazi e degli arredi delle biblioteche. Sono poi seguiti, come sopra accennato, i finanziamenti regionali all’interno della Collectio Thesauri; ma la svolta vera e propria si è verificata con la decisione del Rotary Club di Jesi nella persona del Presidente Paolo Bifani di farne l’evento principe celebrativo del centenario.

       “Tale forte volontà espressa al Comune di Jesi ha consentito di realizzare pienamente e compiutamente tale restauro, meritando ulteriori impegni concreti, oltre a quelli dello stesso Comune, da parte della Banca Popolare di Ancona, da sempre attenta sostenitrice delle attività più significative della Planettiana, impegni che hanno portato alla piena valorizzazione di questa antica libreria in tutti i suoi aspetti, ivi compresi quelli della pubblicazione di una monografia che desse conto della storia e degli interventi operati. Ancora una volta, la sinergia e l’impegno convinto di enti e sponsor di forte sensibilità hanno restituito alla città un gioiello culturale frutto della nostra storia”.   

                 

 

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Convegno

Il diritto per tutti

ad una vita dignitosa

Cosa si è fatto e cosa non si è fatto

 per le persone affetta da disturbi mentali

 

       “Ricordo di aver pensato che gli schizofrenici sono i poeti strangolati della nostra epoca. Forse per noi, che dovremmo essere i loro risanatori, è giunto il momento di togliere le mani dalle loro gole.”

      Si condensa nelle parole dello psichiatra sudafricano David Cooper il messaggio urgente che ha significato - presso il Palazzo dei Convegni, nell’ambito della rassegna  “Malati di niente”- la presentazione del libro “ Fuori come va?” di Peppe Dell’Acqua, e la successiva tavola rotonda   “L’inverno è finito: diamo un’opportunità alla parola” , animata da Clara Sereni, della fondazione  “La città del sole”; Armando Bauleo, psichiatra e psicoterapeuta argentino; Peppe Dell’Acqua, direttore del Distretto di Salute Mentale di Trieste; Massimo Mari, direttore del Distretto di Salute Mentale di Jesi.

       Nel pomeriggio di venerdì 13 maggio, esattamente ventisette anni dopo l’emanazione della Legge 180 del 13 maggio del 1978 - che dispose la chiusura degli ospedali psichiatrici introducendo e affermando un grande cambiamento culturale e operativo nel nostro Paese - sono state rivisitate le tappe del percorso compiuto dalla Psichiatria e dall’organizzazione politica e sanitaria, nonché dai cittadini stessi, per rendere vero il diritto - riconosciuto dalla legge alle persone affette da disturbi mentali -  ad essere curati, ad avere la speranza della guarigione, a vivere in condizioni dignitose e affrancate dall’etichettamento e dall’emarginazione, ad aspirare ad una vita piena e gratificante( avere un lavoro, la patente, una famiglia propria…) attraverso la fruizione dei beni, delle leggi e dei servizi.

        Dal dibattito è emersa una situazione poco soddisfacente in quanto - sebbene la legge abbia spostato il fuoco dalla malattia alla persona e alla sua possibilità di cura - il concetto di “custodia” giustificato dalla presunta pericolosità dell’ammalato, lo stigma sociale e il pregiudizio continuano a deformare le modalità di approccio al disturbo mentale, e di conseguenza la risposta istituzionale che viene messa in atto.

        Oggi si spendono 35 euro in totale a persona mentre se ne dovrebbero spendere almeno 70; quando c’erano i manicomi se ne spendevano 90: è successo che il peso economico del disagio mentale è stato ricaricato soprattutto sui familiari. Più grave è il fatto- sottolinea il dottor Dell’Acqua- che ancora troppi pazienti subiscono la “legatura” al letto o ai medicinali…Tutto ciò denuncia la debolezza delle forme di organizzazione strutturale che svelano scarsezza di risorse, luoghi non amicali, rapporti interpersonali poco soddisfacenti e frustranti, figure professionali demotivate; e della vecchia Psichiatria, che molto spesso ha prodotto effetti negativi.

        Tuttavia, prendere atto delle debolezze significa – aggiunge Dell’Acqua - avere idee per rimediare, per alimentare ricerche, studi, forme nuove di istituzioni, disponibilità di servizi che suggeriscano percorsi personalizzati per il successo della cura.  Significa cominciare a parlare tutti insieme e insieme cercare parole comuni per individuare le strategie da attivare per dare risposte concrete alla problematica questione della salute mentale.

       È da questa sorgente di idee, di intenti e di opere che sgorga “Fuori come va? Famiglie e persone con schizofrenia. Manuale per un uso ottimistico delle cure e dei servizi”, Editori riuniti, scritto da Peppe Dell’Acqua in collaborazione con Luciano Comida, la giornalista Kenka Lekovich e la psicologa Maristella Cannalire.

        Il libro, che costituisce il risultato di venti anni di ricerca , di ascolto e osservazione svolti nei Centri di salute mentale assieme ai familiari delle persone che vivono il disagio mentale, ha lo scopo primario di offrire a tutti coloro che sono coinvolti direttamente in questa difficile esperienza, ma anche agli operatori e alla gente sottoposta alle tensioni della quotidianità, informazioni sulla schizofrenia ritenuta ancora oggi una malattia misteriosa e inesorabile, e sul lavoro terapeutico e riabilitativo; nonché vuol essere una guida utile per orientarsi  nella conoscenza e nella gestione dei diritti.

       Esso rappresenta il tentativo di costruire, di riordinare un sapere che i familiari stessi imparano nel fuoco degli avvenimenti che li attraversano; nasce dalla presa di coscienza di aver raggiunto una quantità di esperienze ed informazioni che è opportuno riferire, condividere con la stessa Psichiatria che spesso si rinchiude nelle teorie che applica con estremo meccanicismo.

       Soprattutto si pone l’obiettivo di aiutare le persone ad avvicinarsi al termine schizofrenia per iniziare a pronunciarlo non con la consapevolezza dell’accreditamento di una condanna irreversibile, ma con la speranza di una mediazione offerta dai germogli della possibile guarigione.  

 

                                                                                                    Paola Cocola

 

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Un quadro storico poco noto

 

Federico II e il regno di Arles

Tra le più affascinanti regioni della Francia

 

      Un quadro storico non molto noto di una fra le più affascinanti regioni della Francia è stato presentato il 13 maggio al teatro studio San Floriano dallo scrittore Mario Bernabò Silorata con la conferenza: “Federico II e il regno di Arles”. Non ci risultano cronisti per il periodo in questione e le uniche fonti storiche provengono dagli archivi di Marsiglia ed Avignone. Il relatore ha conseguito nel 1999 il “Federichino” per la storia medioevale ed è membro del comitato scientifico della Fondazione “Federico II Hohenstaufen” di Jesi, che ha curato l’evento.

       La serata si è aperta con la lettura, da parte del dott. Vittorio Borgiani, di un brano tratto dalle prossime “Tabulae”, delle quali è appena stato stampato il volume n. 33. Si tratta della descrizione delle terre del Regno di Arles, definite da Gervasio di Tilbury “benedette dal Cielo” per la loro amenità.

       Il territorio fungeva da stato-cuscinetto tra l’Impero e la Francia capetingia: confinante a sud col Mediterraneo, comprendeva la Svizzera francese, parte di quella tedesca con Basilea, che era l’unica zona tedescofona del regno; inoltre ne facevano parte l’odierna contea di Borgogna e quella di Lione fino al Rodano, la Savoia, il Delfinato, la Provenza e il Vivarese.

       Il regno vantava città dinamiche, ricche, dotate di molte scuole e con una certa indipendenza comunale, come Marsiglia, Ginevra, Losanna, Lione ed anche Aosta. Questa zona dalla cultura e dai costumi raffinati era chiamata anche “Francia spagnola” o “aragonese” o “del vino”. Vi nacquero la poesia d’amore e la cultura dei trovatori.

     Gli abitanti del regno di Arles erano individualisti e indipendenti, con poca simpatia per i tedeschi che abitavano la loro terra e anche per il resto della Francia, nonostante le affinità culturali ed etniche. Per loro il nord della Francia era il “regno dei bruti” o “del pane”. La Corona Francese d’altronde non tollerava l’autonomia del regno di Arles, che venne a trovarsi nelle mani della casata degli Svevi con le nozze tra Federico Barbarossa e Beatrice di Borgogna. Enrico VI, poi, appoggiò in modo altalenante ora il partito ghibellino, ora il clero di Marsiglia ed Arles, finché ci fu la fusione col partito guelfo.

       Fra i vari titoli di Federico II, quindi, vi fu anche quello di re di Arles, come si vede dalla firma posta sulle Costituzioni di Melfi del 1231. L’imperatore per due volte giunse nel “regno del vino”, dove, per volere di Innocenzo III, Simone di Montfort e Arnaldo di Cîteaux capeggiarono contro gli Albigesi delle spedizioni che terminarono nel 1229 con la sottomissione della Provenza a Luigi VIII, re di Francia, sobillato dal papa. Nelle Constitutiones Basilicae Sancti Petri firmate distrattamente da Federico II due giorni prima dell’incoronazione del 1220, c’era infatti scritto che se un regnante non avesse entro un anno purgato dagli eretici un territorio, il papa ne avrebbe potuto prendere possesso.

       Il regno di Arles passò poi al figlio di Federico II, Corrado IV, morto appena quindicenne. “In sostanza - ha concluso il relatore, dopo aver parlato profusamente dei rapporti di Federico II con papi e imperatori d’oltralpe - al contrario di quanto ci tramanda la storia, non è vero che i francesi furono amici degli Svevi, perché non ne riconobbero mai la supremazia.”

                                                                                      Cristina Franco

 

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Poggio San Marcello

“Costruiamo un ponte di solidarietà”

Iniziative per incentivare e sostenere

la cultura del volontariato e della pace

 

       Poggio San Marcello paese dalla forte tradizione missionaria e dalla storica devozione alla Madonna del Soccorso. Piccolo paese della Vallesina ma grande per le opere umanitarie esportate in tutto il mondo da alcuni missionari saveriani originari proprio di questa piccola comunità,  Poggio San Marcello rappresenta il paese natale di cinque religiosi che hanno fatto della loro vita una missione all’insegna della fede, dell’altruismo e della solidarietà, cioè un impegno verso coloro che nel mondo sono oppressi dalla povertà, dalla guerra e dalle malattie.

       La tradizione missionaria di Poggio San Marcello arriva in tante zone del mondo: dal Congo dove opera Suor Rosanna Bucci alle Filippine con Padre Angelo Cappannini e alla Costa D’Avorio con Padre Bramati. Questa caratteristica del paese dalle profonde radici cristiane è stata presa come punto di riferimento per sostenere ed incentivare la cultura del volontariato come percorso per la costruzione della pace.

       Il tema è stato trattato domenica scorsa durante la conferenza internazionale  sul volontariato e la pace “Costruiamo un ponte di solidarietà”, organizzata dal Comune di Poggio San Marcello col patrocinio del ministero degli Esteri e della Provincia di Ancona.

       Nel pomeriggio, dopo il saluto del sindaco,  gli interventi del presidente della Regione e della Provincia e della sig.ra Giuliana Chiorrini moglie di Carlo Urbani e presidente dell’Aicu, durante l’incontro è stato messo in luce il progetto di solidarietà tra il comune di Poggio San Marcello e quello di Citluk Alexandru L. Cuza in Romania, con la partecipazione del sacerdote ortodosso don Giovanni Toba, responsabile per le Marche dell’associazione Comunità Etnica Romena. Inoltre è stato siglato il patto di amicizia con la città di Medjugorje.

       Durante la conferenza è stato presentato il libro dello scrittore Antonio Socci “Mistero Medjugorje” e in seguito sono stati conferiti i meriti civili alla sig.ra Chiorrini, al sig. Alberto Ronconi e al sig. Mario Romagnoli per l’attività di volontariato svolta in Bosnia ed Herzegovina durante la guerra nei Balcani. Tutti gli appuntamenti della serata fino alla conclusione della Santa Messa Internazionale hanno visto l’accompagnamento della banda musicale “L’Aurora” di Castelplanio e Poggio San Marcello.

 

                                                                                           Fabrizio Filippetti

 

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Concorso fotografico

 I fiori   il borgo   la festa

 

       Nel pomeriggio di domenica 15 maggio, in occasione della manifestazione “Volontariato e pace” che si è svolta a Poggio San Marcello, è avvenuta la premiazione del concorso fotografico “I fiori, il borgo, la festa” organizzata dalla Pro Loco con il coordinamento di Cesare Bellini. La giuria, composta da Gino Candolfi, Manlio Moretti e Giuseppe Perticaroli, ha valutato le foto pervenute che proponevano particolari dell’iniziativa “Poggio in fiore”, svoltasi gli scorsi 23, 24 e 25 aprile.

       Il primo premio assoluto è stato assegnato a Luigino Priori di Corinaldo mentre il primo premio per il colore a Toni Orfei di Fabriano. Tra gli altri premiati, è stato segnalato il lavoro della giovane studentessa di Jesi, Cora Ceccarelli e di Marzia Coppa di Poggio San Marcello.

                                                                             Gino Candolfi

 

      Nella foto: da sinistra Gilberto Venanzi  presidente della Pro Loco, Gino Candolfi, Cora Ceccarelli e Cesare Bellini.

 

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