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50 anni (e più) di storia

 

A Jesi, la stampa cattolica opera in uno spazio temporale che tocca, se pure sfiorandoli, tre secoli.

Nel 1892, due jesini, il conte Massinissa Grizi e Mons. Ulderico Giafranceschi, insieme a don Ragnini ed esponenti del cattolicesimo militante anconetano, fondavano il foglio "La Patria", assicurandone, insieme allo sforzo redazionale, anche la sicurezza finanziaria e l'impostazione cattoli­ca, orientata all'inizio soprattutto a respingere, in stile duro, battagliero, quale era lo stile dell'epo­ca, la stampa liberal-massonica, e quella socialista.

Quando "La Patria" spostò, con il grande giornalista Rocca D' Adria, la sua polemica a dife­sa di quei valori sociali che Romolo Murri stava seminando e provocando non poche né piccole rea­zioni, a Roma soprattutto, il foglio fu costretto a cessare le pubblicazioni, la bandiera delle idee mur­riane passò al giornale jesino "L'Ora presente" che voluto e finanziato da Lucio Moreschi Rocchi con la penna del direttore don Beniamino Moreschi, e con un non numeroso ma agguerrito gruppo di collaboratori, e poi con don Battistoni e le sue gloriose battaglie furono i protagonisti di una sta­gione di lotte, di battaglie e di vittorie nel campo sindacale, soprattutto a favore dei contadini.

Poi con l'infelice "Patto Gentiloni" iniziò la crisi de "L'Ora presente" per troppo breve tempo sostituito dal foglio jesino "Le Leghe Bianche" diretto dal sindacalista Plinio Canonici, foglio di cui già sul finire del 1922 il fascismo impedì la pubblicazione.

Poi calò il silenzio che la prima grande guerra impose, anche se don Battistoni su "L'Aurora" foglio dell' Azione Cattolica che il suo centro aveva nel "Circolo giovanile C. Ferrini" nel quale sia don Battistoni, sia don Aurelio Benigni seminavano le idee che si richiamavano sempre al messag­gio murriano; seguì però il forzato silenzio della violenza fascista. Fu durante questi anni che maturòil seme della libertà soprattutto nei Circoli Cattolici presenti in tutte le parrocchie della Vallesina, tra questi particolarmente il "Ferrini" e il "Ferrari" di Cupramontana.

Nel secondo dopoguerra, poi nel moltiplicarsi delle stampa di ogni partito, idea, ideologia dominante allora quella marxista e socialista, la Chiesa jesina intese che non poteva non avere una sua voce ufficiale, che testimoniasse anche con la stampa divenuta strumento essenziale di trasmis­sione di valori e di difesa della verità. Fu il Vescovo Carlo Falcinelli che prima di lasciare la Diocesi chiamava laici e sacerdoti a operare per un nuovo organo di stampa, che richiamandosi anche agli iniziali valori e battaglie, esprimesse autorevolmente, confrontando, e se necessario, polemizzando con la stampa di altre sponde e di altre ideologie, laiche, laiciste, marxiste, quanto per il mondo cat­tolico ritiene e sente valori essenziali e fondati non solo quale testimonianza dei valori cristiani, ma anche umani, morali, sociali e culturali.

Il primo direttore di "Voce", che ha firmato il primo numero del 18 gennaio 1953, è stato Mons. Anselmo Rossetti; a lui sono succeduti Mons. Gino Paoletti, il Dr. Alvise Cherubini, don Mario Bagnacavalli, mentre il pesante lavoro redazionale era svolto da don Giuliano Gigli. Intorno a questi responsabili venne un numero sempre crescente di collaboratori, allora giovani, quali Giuseppe Luconi, Antonio Mastri, Mario Bagnacavalli, Costantino Urieli, Roberto Vigo, Bordoni Ugo, dr. Anteo Moretti responsabile dell'ufficio del Lavoro, Mario Livieri, Massaccesi Vittorio, Sig.ra Adele Covanti Gioia, Sig,ra Augusta Franco Cardinali, Edoardo Pierpaoli, poi il gruppo dei collaboratori che si aggiunsero ai primi, Padre Emanuele Boaga, Vittorio Magnanelli, per alcuni anni V. Direttore, Giacomo Galeazzi, Ceccarelli Riccardo, Vito Savini, Pietro Poli ti, Mancia Leonello, Gloriano Paoletti, Rosalia Bigliardi Parlapiano, D.ssa Antonella Pedini, Anna Civran, Pacifico Barigelli. Accanto a questi a sostenedi e incoraggiarli e attivamente collaborare furono i vescovi Pardini, Maccari, e oggi Oscar Serfilippi.

Né vanno dimenticati quei più che validi collaboratori che hanno operato e hanno iniziato la loro carriera giornalistica nel decennio degli anni ‘60, quando a "Voce" venne aggregato il settima­nale di Ancona "Presenza", sotto la direzione dell'unico direttore don Urieli, e poi affermato si in campo anche nazionale, come Marco Frittella, Vincenzo Varagona, Maria Rita Mazzocchetti, ed altri di cui certamente qui sfugge il nome, ma che hanno sempre più arricchito il settimanale reso sem­pre più interessante per gli interventi dei sindaci di lesi e della Vallesina, di uomini di cultura, di ser­vizi di argomento storico, artistico, culturale. Lo testimoniano i primi decenni di "Voce" e le opere, gli studi, le iniziative allora realizzate.

E nell'ultimo decennio la schiera dei giovani, che sotto l'esperienza giornalistica di Giuseppe Luconi, ora condirettore del settimanale, qui offrono volontariamente preziosi servizi mentre acqui­stano quella esperienza che fa di loro e del giornale, sempre più ricco e vario.

Ne ricordiamo qui i nomi, cui va il riconoscimento e il ringraziamento cordiale: Marco Palmolella, Giuseppe Papadia, Beatrice Testadiferro, Marco Brunori, Cristina Franco Cardinali, Simona Santoni, lennifer Petrucci, Lucia Romiti, Fabrizio Filippetti, Francesca Casoni; di partico­lare valore l'opera della Signora Anna Virginia Vincenzoni, con i suoi preziosi e puntuali servizi fotografici.

Nel 1961, mons. Pardini nominava direttore di "Voce della Vallesina" don Costantino Urieli, lo è ancora oggi. Questo prete ha diretto però "Voce" dal 1969 al 1978 in collaborazione redaziona­le e tipografica con "Presenza", il settimanale Cattolico di Ancona-Osimo, il cui vescovo, Mons. Carlo Maccari era stato designato dalla Santa Sede Amministratore Apostolico della Diocesi di lesi, dal cui governo Mons. Pardini si era dimesso, per ragioni di salute.

La "collaborazione" tra i due settimanali è durata per circa un decennio, sino a quando, nel 1978 Mons. Oscar Serfilippi, Vescovo ausiliare di Ancona con residenza a Jesi, quale Vicario Generale, venne nominato Vescovo di Jesi. Da allora "Voce" è tornata ad essere l'organo dei catto­lici solo jesini, e lo è ancora oggi.

I primi numeri di "Voce" nel 1953 furono stampati ad Ancona; poi venne a far parte di un cir­cuito di Settimanali Cattolici stampati a Mantova, mentre a lesi restava la redazione locale delle due pagine delle quattro, in formato giornale tradizionale, poi definitivamente è tornato a produrre e stampare a lesi, successivamente nella tipografia Nicolini, Fava e poi nella moderna Litograf.

Il formato di "Voce" dal 1971 è "tabloid".

 

Mons. Costantino Urieli

Direttore dal 1961 al luglio 2004

 

Dal passato al futuro

 

Cinquant'anni di "Voce". Cinquant'anni - mezzo secolo! - sono tanti. Sono i cinquant'anni che hanno cambiato il mondo. Cinquant' anni fa non avevamo il televisore, non avevamo il compu­ter, non avevamo il telefonino: tre marchingegni che riempiono le nostre giornate, che condiziona­no la nostra vita. Provate solo ad immaginare un 2003 senza televisione, senza computer, senza telefonini.

Nell'ultimo mezzo secolo anche le tecniche di stampa sono cambiate: si è passati dalla stam­pa "a caldo" a quella cosiddetta "a freddo". Ho avuto la fortuna (!) di sperimentare proprio con "Voce della Vallesina" questo salto di qualità: dal passato al futuro.

Nella redazione di "Voce" sono un sopravvissuto della prima ora. Presente già nel primo numero e per tanti altri numeri ancora. All'inizio redigevo la rubrica sportiva. E già allora - come oggi, da sette anni a questa parte - curavo l'impaginazione del giornale. "Voce della Vallesina" veni­va stampata in Ancona, dalla tipografia del quotidiano "Voce Adriatica" (oggi "Corriere Adriatico"), in via Menicucci, dove mi recavo tutte le settimane.

C'erano le linotypes, c'erano i caratteri mobili e il tipometro e il tirabozze e il bancone sul quale il prato assemblava le colonne di piombo che formavano la pagina, legandole insieme con un lungo spago stoppaccioso. E le pareti erano ombrate di fumi e l'aria viziata dai gas delle macchine compositrici.

Oggi tutto questo non c'è più. Oggi abbiamo il computer, lo scanner, i dischetti, i Cd... Gli articoli, che una volta erano spediti come "fuorisacco", ma per lo più venivano recapitati a mano, oggi viaggiano per e-mail e finiscono direttamente "in pagina".

La tecnica è cambiata, dunque. In qualche caso, nei giornali, è cambiata anche la grafica, cioè il modo di distribuire articoli e foto nelle singole pagine. Non è cambiato, invece, il modo di fare giornalismo, rimasto ancorato alla vecchia maniera, quasi incapace di agganciare i ritmi del mondo d'oggi.

Non mi riferisco alle idee, ai principi, ai valori - che vanno confermati e difesi - ma al modo (prolisso, cattedratico) di rivolgersi al lettore, alla mancanza di una formula giusta per coinvolger­lo, per dialogare con lui, per conquistare la sua fiducia. Mentre Tv e Internet privilegiano un'infor­mazione rapida, essenziale, quasi didascalica, agli organi di stampa manca la capacità di sintesi, necessaria per dire tutto quel che s'ha da dire ma in breve (fatti salvi, naturalmente, gli approfondi­menti, che meritano, giustamente, spazio e rilievo). Da qui, la crisi della stampa, che continua a per­dere colpi, nonostante il corredo di supplementi, gadgets, abbinamenti e quant'altro.

Sono, queste, riflessioni che vengo facendo (ma le ripeto da anni) nel momento in cui mi si chiede di scrivere sulla presenza di "Voce" nei suoi primi cinquant' anni. Il fatto di partecipare in prima persona alla confezione del giornale mi esenta dal diritto-dovere di esprimere giudizi. Dirò soltanto che quando si parla di "presenza", non sarebbe male chiarire che cosa si intenda. Presenza vuoI dire "esserci": ma da spettatori o da protagonisti?

 

Giuseppe Luconi

Direttore

 

 

Testi tratti da "Voce della Vallesina - 50 anni di presenza 1953 - 2003" - Jesi 2004
disponibile in redazione

 

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